PRO-CHOICE

E’ cominciato il congresso mondiale delle famiglie a Verona. Lo sapevo, lo sapevamo e rimanere completamente in silenzio di fronte ad un evento che fino a pochi giorni fa godeva persino del patrocinio della Presidenza del Consiglio mi sembrava un atto irresponsabile. E allora ho scritto queste due righe. Sapevo che il mondo le aspettava con una certa urgenza, quindi …. 😉

E’ un fenomeno interessante, quello del congresso mondiale delle famiglie. E’ un po’ la cartina di tornasole della situazione del nostro Paese, immagino. Ma no, non intendo dilungarmi a difendere l’una o l’altra posizione; o meglio, non credo di voler entrare nel merito di un discorso fondato sul “chi ha ragione o chi ha torto”, almeno non circa le tematiche care tanto agli organizzatori del congresso, quanto ai suoi detrattori. Gli approfondimenti sotto questo profilo si sprecano e sono tra l’altro molto meglio argomentati di quanto non possa fare io. Credo però che i partecipanti a questo congresso, così come a tutti gli altri congressi che vengono organizzati su questa falsa riga, abbiano dimenticato di includere nella lista degli invitati un principio fondante di qualsiasi aggregazione umana democratica: la libertà di scelta.

Devo dire che mi sono arrovellata parecchio sulle questioni proposte dai promotori del Congresso ed è piuttosto inutile celare le mie posizioni, in profonda antitesi con quelle dei partecipanti. Il nodo che mi ha fatto riflettere di più, però, e sul quale proprio non riesco a darmi pace non è tanto l’assennatezza o meno delle loro idee; per quanto mi riguarda, se qualcuno ritiene che l’aborto o l’eutanasia equivalgano a commettere un omicidio – e pertanto decide in totale libertà di non ricorrere a nessuna delle due pratiche – non ho nulla in contrario a che queste persone nel pieno delle loro facoltà possano agire secondo coscienza. Ciò che mi pare manchi nella logica di chi si erge a difensore della vita è che quella coscienza è, appunto, la loro e non la mia; e poiché a loro è data la possibilità di poter liberamente scegliere cosa ritengono essere vita e cosa no, è bene che il medesimo principio venga garantito anche a coloro i quali ritengono, altrettanto legittimamente, che abortire non significhi commettere un omicidio, così come eutanasia sia un modo non per porre fine alla vita, bensì per andare oltre quella che Piergiorgio Welby definì  “sopravvivenza crudelmente “biologica”.

Le norme, norme che siano veramente frutto di “Cesare”, dovrebbero essere garanti di tutti e per il bene di tutti. Se per legge è prevista la possibilità di abortire, di poter ricorrere all’eutanasia in determinate condizioni, di poter formare una famiglia con una persona dello stesso sesso e via dicendo, ebbene queste stesse leggi, di converso, non producono alcuna limitazione per coloro i quali non riterranno opportuno applicarle. Chi non vuole abortire non è costretto a farlo, chi è contrario alle unioni omossessuali è libero di sposarsi e formare una famiglia eterosessuale e via dicendo. In sostanza, l’enorme differenza tra i promotori del congresso e i suoi oppositori mi sembra sia che i primi intendono imporre la propria visione delle cose a tutti e a scapito di chi non la pensa come loro, là dove gli altri vogliono semplicemente e legittimamente preservare il proprio diritto di dissentire con quelle posizioni e di farlo – per altro – a norma di legge.

Mi pare perciò che dietro ci sia la volontà di voler mischiare gli affari di Cesare con quelli di Dio, quale che sia la motivazione (spirituale o utilitaristicamente politica). Solo nostro Signore, infatti, ha pretese universali. Quale altra ragione, diversamente, potrebbe esserci dietro ad un gruppo di persone che si prendono la briga di organizzare un congresso in difesa di un dritto che già posseggono e che peraltro nessuno ha minacciato di sottrargli? Qualcuno ha mai visto un gruppo di cittadini manifestare per ottenere una legge sul divorzio in un paese in cui si può già divorziare? Quindi, mi si perdoni forse la presunzione, mi sembra che il dubbio che questi signori abbiano la pretesa dittatoriale di imporre la loro visione su tutti sia proprio una certezza. E che questa volontà di imposizione affondi le proprie radici nel volere di Dio si rintraccia con una certa facilità leggendo le dichiarazioni di diversi organizzatori e/o sostenitori. Ad onor del vero però – ed è proprio il caso di dirlo: vivaddio! – ci sono anche cristiani cattolici che nutrono diversi dubbi nei confronti di questa manifestazione. Vi invito, per chi ne avesse voglia, a leggere alcuni interventi in merito pubblicati su Avvenire, disponibili a questo link: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/domande-dubbi-congresso-di-verona-famiglia.

A tutti quelli che invece hanno l’ardire di indossare la giacca del vicario di Dio, mi piace ricordare che esiste un principio interessante, che a loro probabilmente sfugge, che si chiama “responsabilità personale”. Secondo questo principio se un domani dovesse avere luogo il giudizio universale, sono pronta a rispondere davanti a Dio delle scelte che ho compiuto in vita, durante la quale però è bene che reato e peccato non vengano mai accomunati; e questo anche perché se è vero che “non avrai altro Dio all’infuori di me”, allora nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di giudicare al posto Suo, diversamente temo che una volta giunti al Suo cospetto all’inferno finiremo in molti….

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Buon viaggio

“Quanti anni hai, Monica?”, mi chiese al termine del nostro primo incontro.

“26”. Pausa.

“Ne ho 26”, ripetei quasi per confermare a me stessa quel numero. Mi era servito un discreto sforzo di calcolo per rispondere. In quel momento, per me, tutto era vuoto, distorto e i miei anni mi sembravano un’ottantina, forse di più.

“Bene”, disse risoluta. “Direi che cominciamo lunedì”.

Rimasi ammutolita un istante, con il vago senso di colpa di aver commesso uno sbaglio.

“Aspetta, Mirella, forse non mi sono spiegata bene”, le dissi fissandola con enorme imbarazzo. “Come ti ho detto a inizio seduta io sono venuta qui perché pensavo che …non lo so cosa pensavo, magari due chiacchiere mi avrebbero fatto bene, ma io…io davvero non so come pagarti”.

“Non ti preoccupare dei soldi”, rispose senza scomporsi. “Quelli me li darai quando ce li avrai. Per ora dammi quello che puoi darmi e magari in cambio puoi farmi qualche ripetizione di arabo. Ho sempre voluto impararlo!”.

L’arabo, io, non gliel’ho mai insegnato. Lei invece mi ha teso la sua mano evitandomi il burrone; Insegnandomi che il fango, quando comincia ad asciugare un poco, diventa una materia estremamente malleabile, molto più della solida terra, e che nelle nostre mani può essere plasmato, diventando qualsiasi cosa noi vogliamo diventi. Negli anni era entrata nel mio profondo quotidiano, condividendo il torbido, più in seguito le gioie. Una volta a settimana, tutte le settimane. Prima di lunedì, poi di venerdì. E così il tempo ha creato quell’intimità che abbatte ogni muro e, a quel punto, alla fine di ogni seduta ci accendevamo una sigaretta. Io, spesso, con le lacrime che ancora mi inondavano il viso. Lei, con lo sguardo complice di chi conosce il dolore e proprio per questo ha saputo nella vita lenirlo così bene da farne non tanto, o non solo, una professione, quanto una vocazione.

Quando il dolore mi sembrava insostenibile, le scrivevo lunghe mail notturne. Le scrivevo sogni, pensieri. Quando le mie gambe hanno cominciato a sentirsi più salde, le sedute si sono diradate. Prima una volta ogni due settimane, poi ogni tre, poi una volta al mese. Fino a quando l’analisi si è conclusa. Le dissi: “Ma se vacillo posso chiamarti?”. “Certamente”, mi rispose. “Facciamo una terapia on demand, come sky!”.

Negli ultimi anni la confidenza aveva sciolto ogni ruolo e per me lei era semplicemente un’amica, alla bisogna la mia amica-analista.

Cosa si scrive o dice per commemorare una persona che ti ha cambiato la vita? Vorrei poter scrivere molto di più, davvero. Ma in questo momento ogni parola mi sembra insufficiente, spoglia, inadeguata. Lo dico senza retorica. Lo dico con il dolore di chi ha perso un faro, di chi ha perso una persona cara.

“Dovresti scrivere”, mi disse un giorno. E anche così aprii questo blog.

Buon viaggio amica mia, grazie!

 

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ABRACADABRA…..

Hugo Pratt, Corto MalteseIl futuro non esiste. O meglio, esiste, si, ma solo nella nostra mente e solo nelle sembianze che noi gli attribuiamo.  Allora è un tutto un lavorio, tutto un masturbarsi il cervello ad adoperarsi a fare e a disfare per quello che crediamo verrà. Il futuro non esiste, perché quando arriverà sarà già presente e probabilmente nulla di quanto immaginato sarà come pensavamo che fosse. Magari sarà meglio o magari peggio, ma non importa. Passiamo le nostre giornate a sognare o ad angosciarci perché il domani arriverà e deve trovarci pronti. Il futuro non esiste, ma spesso spaventa e proprio perché a volte spaventa dovremmo intuire che non esiste, perché ciò che incute timore è l’ignoto; e l’ignoto è ciò che non conosciamo; e se non lo conosciamo allora significa che non lo abbiamo vissuto; e se non lo abbiamo vissuto semplicemente non esiste.

 Il futuro allora davvero non esiste, ma non voglia Iddio che semmai io mi dovessi sbagliare mi trovi inadeguata. Quindi leggo, studio, scrivo. Penso, programmo, costruisco.  Cambio, miglioro, peggioro, disfo. Mi dipingo le labbra di un rosso vermiglio perché io abbia qualcosa da dirgli quando arriverà e lui possa sentirmi chiaramente. Indosso tacchi alti per sembrare più imponente, per essere all’altezza delle aspettative delle quali io l’ho investito. Ma il futuro non esiste, perché se esistesse allora noi non avremmo scampo e tutto sarebbe già deciso. E se tutto fosse già deciso che senso avrebbe tutto questo affannarsi, che ne sarebbe delle scelte per le quali ci arrovelliamo ogni giorno? Perché in realtà lo sappiamo tutti che in fondo il futuro non esiste, ma tutti, proprio tutti, ne abbiamo un disperato bisogno perché il futuro è speranza e chi regala speranza regala un alito di vita.

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ESSERE O NON ESSERE…..

esserenonessereVoi che cosa siete? Cioè, quando vi presentate, quando incontrate qualcuno, come vi
definite? Qual è la prima caratteristica che pensate vi identifichi? Tipo tu, proprio tu , sconosciuto lettore che sei capitato su questa pagina probabilmente per caso, se mi avessi davanti e ti dovessi presentare, cosa mi racconteresti di te? “Ciao, sono Luca, ho 43 anni e sono un imprenditore”. Potrebbe essere? E poi? Come continueresti? “Sono sposato, ho 2 figli e mi piace molto giocare a biliardo”.

E’ crisi, signori miei. Crisi nera. Mi guardo attorno e non riesco a fare a meno di pensare
che tutte queste definizioni io non le ho. O meglio, certo che le ho. Per esempio mi chiamo Monica; o meglio, mi chiamano Monica, perché il nome di certo non ce lo scegliamo noi. Voi vi sareste voluti chiamare con il nome che, volenti o nolenti, portate? E per l’età dicasi lo stesso. Mica l’ho scelto io di nascere 30 anni fa. Per tutto il resto, ve ne do atto, conta il libero arbitrio; si è quindi responsabili di sé stessi, delle proprie scelte e, quindi, delle loro conseguenze. Ora, senza dilungarsi troppo sulle scelte che hanno portato al mio presente liquido, la domanda che mi perseguita è: ma io chi cazzo sono? Cosa faccio nella vita? Lavoro, ma non saprei dirvi esattamente cosa faccio. Nulla di illecito, intendiamoci. Però non ho una professione specifica, una passione con la quale presentarmi al mondo.  Fatemi spiegare meglio, ammesso che stiate ancora leggendo questo sproloquio. Io mi guardo attorno e vedo persone che riescono a definirsi, in particolare attraverso la loro professione o passione. Avvocato, ingegnere, astrologa, attore, regista, cantante, commerciale, insegnate, professore. Ci sono anche quelli meno precisi, mica sono tutti così sicuri: libero professionista, artista, dirigente, impiegato. E poi ci sono io: “Ciao, sono Monica, ho 30 anni e sono…….sono confusa!

A.A.A. identità cercasi. E se proprio chiedo troppo, almeno datemi un teschio!

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LO VEDIIII, ECCO MARINOOOOOOO…………..

Lo vedete nella foto? Avete capito chi è, vero?!  Eh si, è proprio lui, l’unico, l’inimitabile, IGNAZIO MARINO - VOLATAl’indefesso paladino della pedonalizzazione Ignazio Marino. In questa foto, potete ammirarlo intento a scappare in volata in sella alla sua bici, inseguito con ogni probabilità da almeno tre quarti degli automobilisti romani. Diamogli una maglia rosa per favore! Anzi no, diamogliela BLU, in sempiterna memoria delle strisce che ha reso impraticabili!

Interrogato sul motivo dell’aumento del parcheggio giornaliero e dell’abolizione di quello mensile, Marinone nostro ha risposto: “Le strisce blu non devono essere un garage a cielo aperto, ma ci deve essere un ricambio continuo di auto”…..

Che dire?! beh, che non rimane che sperare anche in un ricambio di sindaco…

Buona giornata Roma!

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AMARCORD….

Die Blaue Blume - Van GoghVe lo ricordate il periodo della scuola? Settembre era il momento di scegliere il diario, di andare a ritirare i libri dal cartolaio, di riprendere fuori lo zaino, di rivedere i compagni di scuola dopo l’estate e di ricominciare con i migliori propositi: tenere ordinati i quaderni, non rovinare i libri, rimanere al passo con il programma per non dover fare studiate colossali a ridosso delle interrogazioni e fare i compiti diligentemente: tutti da me clamorosamente disattesi ogni sacrosanto anno! Tuttavia, pur non essendo mai stata una campionessa di costanza e dedizione, ho sempre avuto qualche materia che assorbivo con più semplicità, immediatezza e passione e per me erano le lingue straniere. Forte forse di una innata esterofilia, mi entravano nel sangue quasi per osmosi. Eppure la scuola, predisposizioni personali a parte, è anche e soprattutto sinonimo di insegnante. Anche voi ne avrete avuto uno/a che ha lasciato il segno, che vi ha insegnato altro, oltre alla grammatica, alle equazioni e alle formule. Io ne ho avuta una in particolare che mi ha insegnato non solo che la preposizione tedesca “zu” regge il dativo, ma soprattutto mi ha insegnato cos’è un Blaue Blume, a leggere Mann, Goethe e Brecht, a vedere i film di Wim Wenders; ha trasmesso ai suoi studenti, anche a quelli più disinteressati alla materia, il suo sapere perché lo ha fatto con la passione che contraddistingue un insegnante da un INSEGNANTE.

Ieri ho saputo che, dopo 25 anni di insegnamento, quest’INSEGNANTE non insegnerà, non quest’anno, perché – incastrata suo malgrado nel macchinoso sistema della precarietà – non rientra in graduatoria. Così ho deciso che invece che scrivere le solite idiozie che tanto mi riescono facili, pubblicherò qui di seguito due brevi articoli da lei scritti per la stampa locale elbana, per dare voce alla sua denuncia, con la speranza che tanti altri studenti, come me diversi anni fa, possano ancora incontrare INSEGNANTI che insegnino loro cos’è un Blaue Blume e li aiutino a capire quale sia il proprio. Buona Lettura!

PRECARIA PREISTORICA : LA CONDANNA DEL TEDESCO, di Emanuela Bonfiglioli

Veniamo a me: sono un’insegnante di Lingua Tedesca. Di Lingua e Cultura Tedesca e basta!

Ho insegnato nella classe di concorso A545 e A546, ai ragazzini, ai ragazzi, agli adulti, ai lavoratori, ai bambini. Con passione.

Ho fatto una scelta etica, non svendermi: avrei potuto abilitarmi in Inglese o in Spagnolo e andare di ruolo in fretta. Ma non l’ho fatto! Perché??? Perché credo nella qualità dell’insegnamento e della professionalità! Per scelta ho sempre insegnato solo questa lingua, convinta del suo valore e con grande passione, perché sono convinta che una disciplina la si debba conoscere bene e si debba aver acquisito con l’esperienza ogni modalità, ogni strumento didattico per poterla insegnare!  Sono decine gli studenti e le studentesse che hanno scelto questa strada, dicendomi “Grazie, professoressa, per avermi saputo trasmettere la gioia di imparare questa lingua ed entrare in questo mondo!” Molti hanno posizioni di prestigio all’estero grazie al Tedesco! 

E così come sono stata premiata? Sono precaria da 24 anni!!! Al 30 giugno.  Ogni anno, a fine agosto, buttata nel macello di quel branco di poveracci che sperano in un posto di lavoro. Prima o seconda nelle Graduatorie ad Esaurimento, avevo sempre la certezza di una cattedra: potevo fare IL MIO LAVORO!

Ma quest’anno non c’è posto per me! Seconda nelle Graduatorie a Esaurimento!!!

Sono stata usata e gettata: Umiliata, dimenticata, attonita, incredula, annichilita sto cercando di reagire PERCHE’ AMO IL MIO LAVORO!!! 

E perché???

  • Perché in Italia il Tedesco non è di moda!!! Il libero arbitrio di dirigenti scolastici e collegi docenti che SOSTITUISCONO questa lingua con altre per seguire le mode di un mondo che non conosce il valore formativo di questa disciplina sta lentamente ed inesorabilmente portando alla scomparsa del Tedesco nell’istruzione del nostro paese. Decine sono le classi di Tedesco tagliate in ogni provincia d’Italia!

      CON IL TEDESCO SI STA FACENDO UN’OPERAZIONE DI PURA E SEMPLICE STRAGE                         CULTURALE!!! 

  • Perché il Ministero fa ruoli dalle Graduatorie del Concorso Ordinario, cercando ed inseguendo coloro che, abilitatisi un anno prima di me, lavorano già da anni e non vivono di scuola! 

IO VIVO DI SCUOLA! MA ME LO STANNO IMPEDENDO! 

Fanno Ruoli dalle graduatorie del Concorso Ordinario, non trovano la gente che non si presenta alle Convocazioni e cosa fanno??? Invece di passare alle Graduatorie a Esaurimento, dove sta la gente che nella scuola lavora da decenni, nominano gli assenti d’ufficio! E se questi non accettassero, continuano a scorrere quella graduatoria, composta, per la maggior parte, da gente che fa altro nella vita!!!  Ecco il grande valore della Scuola italiana!!! Mettere in classe gente che non ha mai insegnato o non lo fa da anni!!!

Cosa mi aspetta??? Io vedo solo buio al mio orizzonte! Lo Stato mi ringrazia così!

 

TEDESCO, STRAGE CULTURALE, di Emanuela Bonfiglioli 

CON IL TEDESCO SI STA FACENDO UN’OPERAZIONE DI PURA E SEMPLICE STRAGE CULTURALE!!! 

L’INSEGNAMENTO DELLA LINGUA TEDESCA è IN VIA D’ESTINZIONE!!! 
In continuo calo il numero degli studenti italiani che apprendono questa lingua. 
PERCHE’???
Il libero arbitrio di dirigenti scolastici e collegi docenti che SOSTITUISCONO questa lingua con altre per seguire le mode di un mondo che non conosce il valore formativo di questa disciplina sta lentamente ed inesorabilmente portando alla scomparsa del Tedesco nell’istruzione del nostro paese. 
PERCHE’????
Molti sono i ragazzi e le ragazze che vengono delusi nelle loro aspettative poiché obbligati a studiare un’altra lingua. 
Molto spesso, dopo aver studiato Tedesco alla scuola media, i ragazzi sono stati obbligati ad abbandonarla perché nella scuola superiore scelta questa lingua non veniva (e non viene) insegnata. 
PERCHE’???
DOVE STA LA LIBERTA’ DI SCELTA NELLA PROPRIA ISTRUZIONE???
Perché il Tedesco deve essere per forza e solo la lingua della follia e della durezza, perché Hitler e non Kant, Bach, Schopenhauer, Goethe, Beethoven, Rilke, T.Mann, Freud, Klimt, Wittgenstein, Einstein e mille mille altri!!!
Perché non si vuole capire che è importante, non solo nella formazione, ma anche nel mondo del lavoro??? 
Il Tedesco è importante nella formazione e nella crescita di una persona!
Perché???

Fernweh, Weltschmerz, Vorfreude, Sehnsucht

LA SUA NATURA FILOSOFICA INTRINSECA PERMETTE A CHI LA PARLA DI RISPECCHIARSI IN TERMINI CHE NELLA NOSTRA LINGUA NON ESISTONO E DI TROVARE GIUSTIFICAZIONE AL PROPRIO “IO”.

Il Tedesco insegna a pensare e capire.  E’ vero!!! E oggi è importantissimo insegnare ai giovani a pensare!!! 

TOSCANA: viviamo in una regione che affascina i Tedeschi da sempre; sui libri di testo di un tempo questa regione era talmente tradizione turistica che il capitolo dedicato alle Vacanze dei Tedeschi nominava sempre l’Elba: “Auf die Insel Elba”.

E questa lingua sta sparendo dalle classi.

INORRIDITE GENTE!!!CON IL TEDESCO SI STA FACENDO UN’OPERAZIONE DI PURA E SEMPLICE STRAGE CULTURALE!!! 

Con la sparizione di questa lingua e questa cultura dalla scuola italiana si sta DIMENTICANDO E CALPESTANDO :
– un mondo di grande ricchezza culturale ed economica
– il lavoro di centinaia di docenti bravi e appassionati, docenti che hanno dedicato una vita intera all’insegnamento!!! 
Per colpa di questo squilibrio, nella “scuola” italiana, docenti con esperienza ventennale vengono cancellati perché MAI ASSUNTI, ma sempre usati e buttati a seconda dei capricci di chi non capisce il valore dell’istruzione!
 

Io voglio lottare per riportare equilibrio, per ridare dignità ad una disciplina e a coloro che l’hanno sempre insegnata con tanta passione e competenza!!!

Finora siamo sempre stati zitti, ci siamo fatti calpestare, siamo caduti nel buio della depressione. 
PERCHE’?
A TUTTI I DOCENTI DI TEDESCO, A TUTTI I GENITORI E GLI ALUNNI CHE NE CAPISCONO IL VALORE: Uniamoci e facciamo sentire le nostre ragioni!!!
 

Ho creato un gruppo su facebook per raccogliere adesioni, proposte, idee https://www.facebook.com/groups/938870409463239/?fref=ts

 

 

 

 

 

 

 

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SINCRONIE

E’ una giornata nuvolosa qui nella capitale, una di quelle giornate indefinite, ambigue. E’ caldo, ma non c’è il sole; è nuvolo, ma si suda; è estate, ma il cielo sembra quello di novembre. Mi sveglio tardi, ho dormito male, ho dormito poco. Però, ho fatto un bel sogno, uno di quei sogni che ti si attaccano addosso e non ti lasciano fino a sera! Ho sognato un caro amico, una di quelle persone con le quali non hai bisogno di parlare, basta uno sguardo; una di quelle anime sorelle che a volte si ha la fortuna di incontrare, riconoscere e portare con sé nella vita. Mi sveglio, frastornata per il poco sonno, con il fastidioso trillo del telefono che ho scordato di spegnere la sera prima. E’ un’amica d’infanzia che esordisce la telefonata così: “Sai chi ho sognato questa notte?!?! Fabio!”. Non ci credo! “Ma che cazzo dici?!?!”, rispondo io, con quel tocco di volgarità mattutina che rende tangibile il mio stupore! “Anche io! Lo stavo sognando proprio ora!”. Nel mentre parliamo di questa strana coincidenza, lei mi chiede sue notizie. Non lo sento da così tanto tempo! Quando eravamo piccoli tutti credevano che stessimo assieme tanta era la complicità che ci univa e – a dire il vero –per un breve momento abbiamo anche provato a trasformare quell’amicizia così intima, così simbiotica, in qualcosa di più, ma non funzionò, non allora. La vita poi, come da copione, ci ha fatto prendere strade molto diverse e negli anni ci siamo allontanati, ma ogni volta che ci risentiamo, anche dopo lunghi mesi di silenzio, ci ritroviamo con la stessa facilità con la quale si ritrova sempre la strada di casa.

Insomma, io e la mia amica parliamo a lungo di lui. Io la ragguaglio sulle ultime notizie che avevo, a dire il vero un po’ datate. Da quanto tempo non lo sento? 3-4 mesi? “Appena metto giù con te lo chiamo”, sentenzio risoluta!  La telefonata prosegue per altri 40 minuti abbondanti, poi ci salutiamo e io, ancora avvolta nelle lenzuola profumate di sonno, decido che è il caso di far cominciare questa giornata, in un modo o nell’altro. Per togliermi di dosso il torpore che oggi proprio non mi vuole lasciare, mi dirigo con gli occhi ancora socchiusi verso la doccia e mi butto sotto il getto dell’acqua senza nemmeno attendere che diventi tiepida. Nemmeno il tempo di insaponarmi che il telefono riprende a squillare. Seccata, mi butto addosso il primo asciugamano che trovo, rigorosamente troppo piccolo, e vado verso il letto, cercando trai cumuli informi di lenzuola il telefono. Lo trovo rivolto con lo schermo verso il basso. Lo giro e sullo schermo leggo: incoming call : FABIO. “Ciao patata!”, esordisce lui con la confidenza di chi sembra averti sentita giusto poche ore prima. Poi continua: “E’ da un po’ di settimane che voglio chiamarti, poi tra una cosa e l’altra rimando sempre; Ma sta mattina mi sono detto di smettere di rimandare e ti ho chiamata. Allora? Come stai?”. “Bene”, rispondo io. “Sapevo che mi avresti chiamata!”.

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C’ERAVAMO TANTO AMATI – UN CINICO RESOCONTO

Di solito, cominciano così, un giorno – per caso – quando meno se lo aspettano: si incontrano, si sbirciano, si piacciono, ma non se lo dicono: comincia la danza della seduzione. Lei, spalle scoperte, gambe accavallate, china il capo di lato; voluttuosa, giochicchia con i capelli, si tocca il collo, lo guarda languida. Lui, di contro, la studia; gonfia il petto, le gira attorno, si toglie la giacca. Tira su le maniche della camicia, toglie la cravatta e, con fare sornione, le offre da bere, se più audace, la cena. Benedetti dal vino, scatta la complicità; quei lunghi, silenziosi sguardi che parlano una lingua conosciuta solo a loro. I corpi reagiscono uno all’altro, spontaneamente, come se lo avessero sempre fatto, senza sforzo alcuno. E’ un attimo: click! L’aggancio è saldo, le due anime si innamorano! La vita ti sorride, tu le sorridi di rimando, perché così deve essere! La passione sembra insaziabile, il desiderio l’uno dell’altro inappagabile. Ne vogliono di più, lo vogliono subito! Vanno a convivere. Cercano casa, cominciano le prime simpatiche incomprensioni: no, no! Senza un terrazzino dove fare colazione lei proprio non può stare! Eh, ma lui come fa senza uno spazio tutto suo, dove poter lavorare?! “ Ti prego no, dai, non litighiamo per queste sciocchezze tesoro! Va bene, meglio la stanza in più che il terrazzino, che poi sarebbe anche da pulire”, dice lei con arrendevole amorevolezza! Sistemano i mobili, imbiancano le pareti, fantasticano sul roseo futuro che già scorgono all’orizzonte. Fanno l’amore, condividono una sigaretta, fantasticano sul nome dei figli. Poi l’affacciarsi delle prime liti, delle prime grandi incomprensioni. Lei che vuole dei figli, lui che non si sente pronto; lei che lo accusa di non voler crescere, lui di avere una famiglia troppo invadente. Lei che si impone, lui che scappa. “Avrei tanto voluto avere un terrazzino!”, sbotta lei una sera. Poi, quasi in sordina, arriva l’incomunicabilità che stravolge. Già, perché proprio loro che non avevano bisogno di parole, gesti, ma solo sguardi e sospiri, ora faticano a riconoscersi. La solitudine della coppia; sentirsi soli perché l’unità si è sfaldata e si è tornati ad essere “io”, dopo la comunione del “noi”. “Io” e “Te”. “Io” che voglio essere “io” e “tu” che vuoi essere “tu”. Ed è a quel punto che, riacquisita la propria individualità o imparano ad essere “io e te” o imparano a dirsi addio. “Pensavo fosse amore, invece era un calesse”, avrebbe detto Massimo Troisi. Chi di voi ha imparato a coniugare il proprio “io” con il suo “tu”? Chi di voi ha imparato a farlo nel rispetto di sé stesso e dell’altro? Chi di voi pensava fosse amore ed ha avuto ragione?

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A QUALCUNO PIACE CALDO……

ImmagineL’estate si avvicina. E’ alle porte e si fa sentire: le giornate si allungano, l’aria si profuma di gelsomino, le temperature si fanno più tiepide e le prime zanzare si mostrano in tutta la loro fastidiosa audacia! Se poi siete romani, poco importa se di nascita o adozione, scoprite che l’estate è in arrivo dando un’occhiata al lungo Tevere, che ogni anno si trasforma in festante “promenade”, brulicante di bancarelle, ristoranti e bistrot. Per chi, come me , abita nelle vecchie case di ringhiera del centro – poi – sa che l’estate sta arrivando dalle sedie che cominciano ad apparecchiare in veste permanente i ballatoi comuni, rimasti spogli e solitari durante tutto l’inverno e che con la bella stagione diventano una vivace e rumorosa passerella; le strade si affollano, le notti si animano e i corpi si spogliano.. …..già, i corpi – belli  o brutti, tozzi o asciutti – si mostrano; lo sanno tutti, lo sanno soprattutto i  pubblicitari!

I pubblicitari sono persone particolarmente creative, non trovate? Alcune pubblicità hanno segnato pezzi di storia, sono entrate nelle testoline di ognuno di noi. Finite queste frasi:

–          per una parete grande, ci vuole un .……….                   – silenzio, parla………….

–          Ambrogio, ho un leggero…….                                          – crudo  o cotto? ………

–          Cosa vuoi di più dalla vita? ……………..                            – Altissima, purissima……..

Poi, ci sono volte in cui la creatività c’è, ma partorisce idee quanto meno discutibili e con l’estate – come dire – la mamma dei pubblicitari imbecilli pare essere sempre incinta! E’ un tripudio di slogan che fanno terrorismo psicologico spinto…le avete viste? E’ tutto un fiorire di barrette dietetiche, fiocchi di cereali light da mangiare a colazione, pranzo, merenda e cena; è tutto low carb, low fat, no sugar, gluten free, che già nun se capisce che te stai a magnà, se poi sta roba non sa nemmeno di niente, ma lascia perdere, no? NO! Lo diceva mia nonna che per abbellire, un poco bisogna soffrire!E allora via, indefesse, tutte a rincorrere la perfezione! Così, dopo che abbiamo affrontato interminabili sedute di pilates, acqua gym, kick boxing, spinning, total body e stretching, torniamo a casa e – esauste ed affamate – mentre mangiamo il nostro yogurt bianco, light , senza zucchero, senza lattosio e forse pure senza yogurt, accendiamo la TV ed una voce profonda, seria ed inquietante ci avverte: LA CELLULITE E’ UNA MALATTIA, UN MEDICINALE PUO’ COMBATTERLA! Panico: “Cazzo! Una malattia!?! Forse ce l’ho! Non mi pare mia mamma mi abbia fatto fare il vaccino da bambina; sta sera la chiamo e glielo chiedo! Potrei averla presa in piscina. Lo dicevo io che non pulivano bene, porca miseria! Ora che ci penso una ragazza ieri mi ha detto che ha preso le verruche, quindi…….Cazzo, la cellulite! Forse è il caso che chiami i miei ex. Credo sia giusto che sappiano che ho preso la cellulite. Oddio, spero di non avergliela attaccata! No, no, meglio aspettare. Prima è il caso di fare il test della cellulite e vedere se effettivamente ce l’ho. Magari è un falso positivo! D’altronde, quante volte capita! Cazzo, la cellulite……ne senti sempre parlare, ma non pensi mai possa capitare proprio a te! Eppure ci sto attenta! Ok, niente panico!  Meno male che hanno fatto questo medicinale che può combatterla!” . Per fortuna che hanno fatto una medicina! Possiamo tirare tutte un bel sospiro di sollievo ( o il collo al pubblicitario!!) e sorridere! A proposito: a sorriso come siete messi? Vi sanguinano le gengive quando vi lavate i denti? Ah, molto male! Potete fare finta di niente, come recita con tono grave la voce fuoricampo nella pubblicità di un noto dentifricio, ed ignorare così un importante segnale dalle vostre gengive! Oppure, acquistare il miracoloso prodotto in questione. La voce , sul finale, ti ammonisce: ORA FAI LA TUA SCELTA! Merda! Cicciona, malata ed ora pure potenzialmente sdentata?!?!?!?! No, questo è troppo!”

E poi hanno avuto il coraggio di censurarmi il Siffredi nazionale che mi fa un simpatico doppio senso sulle patatine!?!?!? Forse lo avranno censurato perché dopo tutta quella fatica per farci dimagrire, passare la cellulite e sistemarci i denti, in effetti mangiare patatine sembrava davvero un peccato! Eppure, il buon caro vecchio Rocco in un’intervista dell’anno scorso rilasciata a Vanity Fair,  ha dichiarato: “Preferisco le donne più normali, anche brutte: mi piace la sincerità nei loro occhi, e apprezzano di più”. Capito signore mie?!?!?! Altro che malattia! Parola di Rocco, un uomo che le patatine “LE HA PROVATE TUTTE!” 😉

                

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DIMMI COSA CERCHI E TI DIRO’ CHI SEI

Voi ce l’avete l’animo del ricercatore? Quell’animo curioso, indagatore, forse pure un filo ficcanaso, che vi porta a soddisfare ogni dubbio? Parlo di dubbi quotidiani, sciocchezzuole da niente, piccole perplessità – certo – ma con  le quali proprio non potete convivere.  Mi riferisco banalmente a quelle informazioni  che nell’era della grande tecnologia si risolvono in un baleno collegandosi ad internet.  Insomma, voi quante volte “googlate” al giorno? Ma soprattutto COSA goImmagineoglate? Non so voi, ma io sono Google dipendente! Cerco qualsiasi cosa!  Che ne so, tipo: benefici riso integrale, minuti cottura uova sode, questa sera in tv, coniugazione neologismo “googlare”, nome attore capelli rossi Grey’s anatomy e  , con una certa frequenza ed un filo di rassegnazione,  scioperi mezzi Roma domani.  E voi? Voi cosa cercate? Cosa digitate nella barra di ricerca  posta al centro di quella pagina vergine?  Quali sono i pruriti che vi attanagliano? Cos’è che merita quei tre minuti contati del vostro tempo? Ve lo dico io! Eh già, perché proprio quell’animo inquieto da ricercatrice che mi porta a googlare di tutto, mi ha portata anche a sviscerare le quasi infinite funzioni che wordpress offre ai suoi utenti tra le quali, per mia somma gioia, ha incluso i termini di ricerca che hanno condotto i fruitori di Google al mio blog! E’ un’esperienza unica, ve lo giuro! Direi quasi che “ho letto cose che voi umani non immaginereste nemmeno!” ; ed è proprio perché non ve le immaginate che ho tutte le intenzioni di  snocciolarle una ad una qui di seguito! Essendo tantine, però, mi sono permessa un’opera di censura, selezionando le perle ed osando una sommaria categorizzazione dei ricercatori in quattro tipologie.  Procediamo:

IL CLASSICO

Trattasi di ricercatore “basic”, probabilmente straniero, senza troppi grilli per la testa.  Pragmatico, talvolta sgrammaticato, con esigenze precise, va su google e – sicuro di ciò che vuole – digita:

  • attaccati al tram (diretto, arriva subito al nocciolo del problema);
  • perchè si dice attaccati al tram ( questo è uno che approfondisce, si vede subito);
  • ti attacchi al tram e fischi ( così, tanto per passare il tempo!) ;
  • ti attacchi al tram e fischi in curva ( puntiglioso…) ;
  • attaccarsi al tram e fischiare (ma che è ? un passatempo nazionalpopolare? E basta no!);
  • attaccati al tram oppure mi attacco al tram ( l’indeciso!) ;
  • perché si dice attaccati al cazzo ( a questo Google ha suggerito un sinonimo più educato!) ;
  • mandare a cagare qualcuno dizionario sabatini coletti (ma cosa fa questo? Mi cerca il turpiloquio su un dizionario? );
  • giornata di merda in altri modi ( oh, ma tutti  dalle Orsoline hanno studiato?!?);
  • espressione ti attacchia al tram (questo aveva 4 in ortografia!);
  • attaccati al tram si puo?? (ma che domanda è? Ma soprattutto: e l’accento sulla “o”? Secondo me era compagno di banco di quello sopra!);
  • analisi grammaticale il tostapane si e rotto (ahhh, ma quanti ripetenti eravate in classe!);
  • modi di dire tram tram ( repetita iuvant, si sa!) ;
  • attaccati al tram wordpress ( questo era un mio amico! Garantito!) ;
  • tram 31 ( feriale? Solo festivo? È un notturno? Di quale città? Che ricerca sommaria: bocciato! Andiamo avanti!);
  • capolinea metro b laurentina per via della maglina 376 che mezzi prendere ( UN TAXI!).

 L’ESTETA

Trattasi di ricercatore complesso. Rientra in una categoria selezionatissima che accetta pochi adepti al suo interno.  Enigmatico, esigente e – secondo me – a tratti suscettibile, il ricercatore appartenente a questa esclusiva tipologia, va su Google e – dopo essersi dato una sistemata a trucco e parrucco – digita:

  •  un viso da bambola é bello ? ( tesoro, dipende! Sai, de gustibus…..);
  • faccia da bambola (cos’è? Un nuovo insulto?);
  • viso da bambola come averlo (ahh, ma siete fissate allora! );
  • vaginoplastica ( altrimenti detta “amore per il dettaglio”……);
  • posti intimi rimovere colore chirurgia plastica (“rimovere” colore posti intimi? Cioè? Un candeggio??);
  • io non sono grassa mafalda  (si, si, tranquilla! Sei diversamente magra….come tutte noi!),

 LO SCONCLUSIONATO

Trattasi di ricercatore ambiguo.  Di non facile interpretazione, usa condurre le proprie ricerche probabilmente sotto l’effetto annebbiante di sostanze stupefacenti. Fantasioso, talvolta eccentrico, si connette  e – verosimilmente con un certo sforzo – digita cose tipo:

  • maiali che giocano a poker (questo si era calato un fungo allucinogeno!);
  • va bene che ad ogni scarrafone la sua mamma è bella, ma…. stai veramente bene? (potremmo rivolgerti tutti la stessa domanda!);
  • la risposta a ogni scarrafone è bello a mamma soia (chiedilo all’amico tuo qui sopra!);
  • io donna “foglio presenze” ( tu Tarzan e lei Jane! Noi presenti, e tu?);
  • diritto romolo, remo sinistra (cambia spacciatore, te lo dico da amica!);
  • faccine ubriaca ( ti senti solo?);
  • fumetto donna ubriaca (idem come sopra);
  • rastrello+indovinello (……marcundirundirundello….);
  • chirurgia tram ( …in che senso? mah, andiamo oltre!);
  • twilighted ( somaro, oltre che probabilmente ubriaco!) ;
  • e vero che occhiali da sole aspecchio possono riflettere sul viso (no comment, non ce la faccio!)
  • mafalda confusa (sicuro che sia Mafalda quella confusa?!?!?!);
  • “nuntio vobis gaudium magnum” –papam  ( si, dai che sei bravo. Lo hai scritto bene! Adesso che Google te ne ha dato la conferma lo puoi riportare…..avanti!);
  • animo tormentato dal tuo amore ( e questo come c’è arrivato sul mio blog? Bah!);
  • citazioni improbabili di vanna marchi (questo aveva tempo da perdere….su questo siamo tutti….D’ACCORDO!?!);

IL PERVERSO

Trattasi di ricercatore contorto. Presumibilmente insonne, normalmente conduce le sue ricerche in solitario. Inquieto, volubile, perennemente eccitato, nel bel mezzo della notte o negli oziosi pomeriggi domenicali va su Google e – quasi certamente in mutande – digita:

  • immagini barbie adulti ( l’intramontabile fascino delle bionde!);
  • barbie per adulti ( ah, ma che successone! Tra la Mattel e la Durex il passo ormai è breve!) ;
  • zatteroni signora matura ( a questo piacciono le milfone trash);
  • il pompiere hard (un grande classico);
  • pompieri hard ( per chi preferisce le gang bang…);
  • bicipiti pompieri  ( fetish!);
  • porno al tram ( ma “al” o “sul”?…boh, non ho capito. Andiamo oltre!);
  • vai porno i******* tra uomini ( …sempre più difficile siore e siori….)
  • racconti porno gratos sul tram mamma ( oddio, qui si scade nell’incesto!);
  • uso erotico del tostapane (CHE COSA?!?!?!?!);
  • come si fa a mettere il pene nel tostapane ( guarda, onestamente non saprei, ma ti prego, se ci riesci poi ACCENDILO!).

Internet è un mondo favoloso! Cioè tu cerchi “pompieri hard” e  ti esce il mio blog:

Immagine

Immaginate lo sconforto di quello che puntava tutto su “Morettina chiavata dal pompiere”. Magari si aspettava una scena di sesso “en plein air”, un’orgia su di un tram tra pompieri che reggono un tostapane e signore mature, con viso da bambola,  in equilibrio su degli zatteroni! E invece no! Niente orge, niente pompieri e niente tostapane….solo tram e per di più in ritardo! Comunque sia, qualsiasi cosa cerchiate, ricercatori di tutto il mondo non demordete perché – si sa – chi la dura la vince..…..ma soprattutto, chi cerca, trova!……forse 😉

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