ATTACCATI AL TRAM E ALTRI MODI DIRE PER SOPRAVVIVERE

Il Grande Dizionario di Aldo Gabrielli (ed. Hoepli) recita così: fig., fam. Attàccati al tram!, espressione scortese o scherzosa rivolta a qualcuno per manifestare la propria indifferenza nei confronti dei suoi problemi, invitandolo ad arrangiarsi.

Per tramite dei dizionari del Corriere della Sera, il Sabatini Coletti, più succinto, va direttamente al sodo:  fam. attaccati al tram!, arrangiati.

L’Enciclopedia Treccani, invece, più prolissa, si dilunga come segue: in senso fig., è com. nell’uso pop., l’espressione attaccarsi al tram, soprattutto in frasi esortative (attàccati al tram,si attacchi al tram!), come invito ironico o polemico ad arrangiarsi e rassegnarsi quando non si può, non si sa o non si vuole, affrontare e risolvere una situazione difficile.

Più variopinte – e sicuramente interessanti – sono invece i disperati tentativi di rendere comprensibile questo adagio agli utenti anglofoni del forum di “wordreference” : un utente dalla California inaugura la discussione chiedendo se l’espressione significhi qualcosa di più del banale “grab on to the tram”. Un “ senior member” ne da per primo la sua più che dignitosa traduzione: “ do it your own way”; altri, più realistici, si spingono al turpiloquio, traducendolo con “tough shit!” o “your problem!”; altri ancora,  più creativi, per amore del dettaglio, aggiungono  la seconda – e meno nota – parte dell’adagio che, nel suo insieme, reciterebbe così:  attaccati al tram (e fischia in curva)! traducendolo con un improbabile  “you can whistle for it!”

A questo punto, saturo di informazioni, il nostro utente della California si domanda: MA CHE C’ENTRA IL TRAM CON L’ARRANGIARSI?

Non so in California, ma nella nostra  penisola anni addietro pare che i tram fossero dotati ai lati di sporgenze alle quali potersi letteralmente attaccare, in modo tale che i passeggeri ritardatari potessero prendere il tram in corsa, aggrappandosi a quelli che oggi definirebbero “appositi sostegni”. Insomma, “chi tardi arriva, male alloggia” (tanto per rimanere in tema di detti popolari)  e si arrangi!

Nulla da ridire, certo! Ma cosa succede se il tram non solo è pieno, non solo parte mentre tu sei ancora ad una cinquantina di metri dalla fermata (possibilmente con in mano le borse della spesa rigorosamente biodegradabili che si sfracellano ), ma proprio non passa? I motivi possono essere i più disparati e tutti indipendenti da te e dalla tua buona volontà di voler arrivare alla meta:  scioperi vari ed eventuali, traffico, maltempo, feste comandate e non, rifacimento del manto stradale e persino elezioni (!!!). A quel punto cosa facciamo? Possiamo imprecare, disperarci, lamentarci, fare una scenata all’autista del primo autobus che passa, si proprio a lui, l’unico che non ha aderito allo sciopero, che ha superato le barriere del traffico, che col maltempo ha semplicemente aperto l’ombrello, che è in turno nonostante sia festa, che ha schivato i cantieri per l’ennesima sostituzione dei sampietrini e che  non è ai seggi elettorali a fare lo scrutatore dove, probabilmente, avrebbe guadagnato in tre giorni molto più di quanto non guadagni al mese; oppure, possiamo rimboccarci le maniche, calzare scarpe comode e arrivare alla meta a piedi. In questo caso io consiglierei di portare con se anche un paio di cerotti per le vesciche, visto che la strada è lunga (anche se , alla luce di quanto sopra, pare essere ben asfaltata); ma immagina la soddisfazione quando tagli il traguardo, tutta sudata – e forse pure fradicia a causa del maltempo – , quando, mentre cammini per arrivare alla meta, incroci l’autobus che non è passato perché è fermo , imbottigliato in un traffico isterico, e magari lo sorpassi pure; allora guarderai l’autista e, invece che inveire contro di lui, vorresti salire per dargli una pacca sulla spalla e dirgli che questa giornata di merda prima o poi finirà e , a quel punto, sarà lui, forse, a mandare a fanculo te…..ma questa è un’altra storia.

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