CIBO E BUOI DEI PAESI TUOI!

Il cibo è una delle invenzioni più goderecce della storia dell’umanità intera. Non a caso, infatti, Dante aveva creato un girone infernale appositamente per i golosi, per gli ingordi, per i mangioni, per tutti coloro che rinunciano a tutto ma non a pasteggiare, possibilmente in abbondanza ed in compagnia.  Un girone dove ogni buon emiliano – romagnolo ha fatto quanto meno una capatina dopo la sua dipartita. Eh si, perché in Emilia Romagna questo si fa:  si mangia e, in particolare, si mangia maiale. Pensateci. Le pietanze più famose della regione sono tutte a base di maiale: ragù bolognese – maiale; mortadella – molto maiale; ciccioli – molto maiale e molto grasso; prosciutto di parma – maiale anche quello; anche altre pietanze nascondono in maniera più o meno esplicita del maiale: tortellini – maiale nel ripieno; tagliatelle – sono quasi sempre condite con il ragù, ergo maiale; lasagne – di nuovo ragù, di nuovo maiale; piadina – è fatta con lo strutto, quindi sempre maiale. Senza contare i tradizionali e diffusissimi affettati che a loro volta sono fatti con il maiale. Da noi non è il prezzemolo ad essere dappertutto, è sua maestà il maiale.suino

Il maiale è onnipotente. Di lui non si butta nulla e per noi è un’istituzione. E’ sacrilego non mangiare il maiale. Nessuno contempla questa eventualità perché il maiale è buono, è un dato di fatto! Non fosse che un giorno la vita ha fatto si che io mi innamorassi di un ragazzo musulmano. La mia famiglia è di larghe vedute; sarà che in Emilia Romagna, assieme agli omogeneizzati di mortadella,  ci svezzano con quelli delle cooperative rosse e allungano il latte materno con un goccio di sangiovese, ma sta di fatto che nessuno ci ha fatto caso; o meglio, nessuno ci ha fatto caso fino a quando non è stato invitato a cena. Già, perché notoriamente i musulmani non mangiano maiale.  Così, mentre sulla tavola venivano servite porzioni pantagrueliche di tagliatelle al ragù,  mi viene il sospetto di aver trascurato questo dettaglio e approccio con risolutezza l’argomento facendo presente che il nostro ospite non mangia maiale.  Il chiacchiericcio allegro si ferma di colpo, una espressione di panico vero si dipinge sul volto dei commensali che mi guardano disorientati.  “In che senso non mangia maiale?”. Provo a parafrasare: “ nel senso che lui , per tradizione, non è abituato a mangiare maiale e quindi non può mangiare le tagliatelle al ragù”.  L’espressione confusa sul volto non accenna a sparire. Ma perché proprio il maiale? Passi il pollo – che sa di poco – o la lepre – si sa che la selvaggina non piace a tutti – ma il maiale è buono, è una certezza ancestrale!

Eccola là, la certezza! Tutto gira intorno alle nostre certezze, anche quelle piccole come il cibo, a ciò a cui siamo abituati. Le nostre certezze ci fanno sentire al sicuro, a casa, per questo si suggerisce di prender moglie di un luogo conosciuto, perché così al pranzo di nozze potrete servire la carne che volete (per la parte suoi buoi, mucca pazza anglosassone a parte,francamente non saprei!). E’ una banale verità, lo so,  ma mi ci soffermo a riflettere ogni volta!

Qual è la morale? Nessuna, a meno che non vogliate cogliere in queste righe un’esortazione ad osare, a buttarvi in qualcosa di nuovo. Ah, e permettetemi un consiglio: che siate musulmani, vegetariani, ebrei, vegani o semplicemente schizzinosi a me non importa, ma se venite a cena a casa mia, vi prego, ditemelo prima!

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