INDOVINA, INDOVINELLO……..

mafalda……….quale mai sarà stato di venerdì scorso l’italico flagello? Forse fuori pioveva e io ho scordato di prendere con me l’ombrello? No; Ho per caso dimenticato che marzo è pazzerello? No; Non sarà mica che sono inciampata in giardino sul rastrello? No; E’ che venerdì il traffico di Roma è stato di nuovo un bordello e io mi sarei tagliata le vene con un coltello! Mettetela in rima, cantatevela e suonatevela pure, tanto il risultato non cambia: ovunque siate andati, se non avete una macchina, un motorino, una bicicletta, un monopattino o qualsiasi altro mezzo alternativo a quelli pubblici, probabilmente – come me – siete andati a piedi! Che chiusura di settimana scoppiettante! 7 chilometri a piedi e non sentirli!

A questo punto mi domando cosa succederà questa settimana visto che non solo è la settimana di Pasqua, che – si sa – ognuno passa con chi vuole, anche con il barista di Termini in attesa che forse ti parta il treno per tornare a casa eventualmente, ma pare anche che il meteo giochi a sfavore; D’altronde è un grande classico. Secondo me i sindacati hanno degli infiltrati nell’aeronautica militare che al primo anticiclone scatenano le ire dei lavoratori di qualsiasi categoria, dagli operai del settore tessile ai cobas del latte, dagli insegnanti agli autisti dei mezzi pubblici. Comunque sia, io, essendoci tutte le carte per indire una bella manifestazione di piazza, uno sciopero generale o entrambe in contemporanea, sono psicologicamente pronta al peggio; Tra l’altro questa mattina, in maniera del tutto involontaria, ho già cominciato ad allenarmi. Ore 10.35, scendo alla fermata della metro B Laurentina, che – per chi non lo sapesse – è il capolinea della linea blu della metropolitana assieme ad un incalcolabile numero di autobus, e aspetto la coincidenza con un altro autobus che mi porti a via di Vigna Murata. Ora, mi piacerebbe aprire una dettagliata parentesi linguistica sul fatto che l’incontro di due mezzi di trasporto in questo paese si chiami , guarda caso,  “coincidenza”, ma credo che mi limiterò a farvi notare che la definiamo così perché si tratta – appunto – di un avvenimento del tutto accidentale, casuale! Bene, considerazioni lessicologiche a parte, mentre mi guardavo attorno per capire se per caso il mio autobus fosse già arrivato, noto che è parcheggiato ad un lato dell’autorimessa, acceso e con persone a bordo, autista compreso. Quindi, logicamente, anche a causa del cattivo tempo, salgo, mi siedo e, inutile dire, attendo. Passano 5 minuti; Passano 10 minuti; Passano 15 minuti; L’autobus non accenna a partire. A quel punto l’autista, ritornato finalmente su questo pianeta, si gira verso noi passeggeri e ci chiede: “che voi state aspettando che parte?!” . Lo giuro su Dio, lo ha chiesto davvero! Ora, cosa si risponde ad un autista di un autobus acceso, pieno di gente in attesa da quasi 20 minuti che vi chiede se per caso, ma solo per caso, voi stiate aspettando che l’autobus parta? I casi sono tre: o gli si fa notare che ha cannato il tempo verbale, scordandosi a casa non solo il buon senso ma anche i congiuntivi; o lo si manda a quel paese senza pietà; o gli si risponde a tono aspettando che lui controbatta. Io ho preferito quest’ultima opzione e, impaziente di sentire la risposta, gli ho detto: “no, no, io passavo di qui e ho pensato di sedermi un attimo per leggere il giornale visto che al bar non c’era posto”. E lui, senza battere ciglio, mi ha risposto “no perché nun me vanno i freni, allora sa – tante volte- nun vorei che famo ‘r botto!”. Cioè a dirsi: “E FISCHIA IN CURVA!”.

Quindi, in buona sostanza, cosa abbiamo imparato oggi?

  1. A non dare per scontate nemmeno le evidenze. Se un autobus è al capolinea, acceso, con l’autista seduto al posto di guida e pieno di passeggeri non significa che stia per partire; Questa è una lezione di vita!;
  2. Che alcuni autisti non saranno propriamente perspicaci, ma sono quanto meno coscienziosi;
  3. Che lo sciopero, tutto sommato, non è il male peggiore!
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