CHI DI TRAM FERISCE, DI TRAM – PRIMA O POI – PERISCE!

ImmagineCi sono momenti in cui rimpiango di non avere un forte attaccamento alla tecnologia. Ci sono momenti in cui penso che invece di investire il mio stipendio in libri, lana, ferri ed uncinetti forse farei bene a comprarmi un cellulare al passo con i tempi. Ci sono momenti, infatti, in cui un cellulare come si deve, con fotocamera, video e simili mi tornerebbe davvero utile; Perché ci sono momenti, come quelli di oggi, che andrebbero immortalati invece che raccontati.

Va da sé che il protagonista è sempre lui, il mio argomento feticcio, il tram, in tutte le sue declinazioni, dall’autobus alla metro! Oggi, però, nessuno sciopero in agguato, nessuna manifestazione, nessuna elezione, veglia o evento pubblico che potesse presumibilmente bloccare il traffico; Solo un bell’acquazzone, che ha sempre un potenziale effetto paralizzante – innegabile –  ma è tuttavia meno scontato. Io, per non saper né leggere né scrivere, in giornate come queste calzo sempre i miei stivali di gomma veneziani, ma tendenzialmente mi va fatta bene. Ma non oggi. Salgo sull’autobus e vedo sedili vuoti e gente in piedi. Ripeto: sedili vuoti e gente in piedi; qualcosa non torna, non trovate? Chi è un habitué dei mezzi pubblici lo sa: la corsa al seggiolino è uno sport e per di più è uno sport faticoso. E’ tutta questione di tecnica e ognuno ne sviluppa una del tutto personale: chi scatta come un centometrista non appena sale sul mezzo, chi invece si prepara ancor prima di salire, posizionandosi a ridosso delle porte d’ingresso che abbiano qualche seggiolino vuoto vicino, altri ancora, invece, prendono spunto dal rugby e puntano allo sfondamento delle linee nemiche. Ad ogni modo, il seggiolino vuoto è evento quantomeno strano e presto spiegato: pioveva dentro l’autobus. Non due gocce che riescono a filtrare dai finestrini con guarnizioni logore e dalle porte sbrindellate, badate bene! Ma dei veri e propri zampilli che schizzano qui e là. E c’è dell’altro: tutti quei passeggeri che hanno pensato che quell’improbabile battesimo fosse se non la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, che sarebbe stata di cattivo gusto, almeno la cosa più assurda della giornata, ebbene sono rimasti delusi. Infatti, per non tradire le aspettative dei pessimisti cosmici, l’autobus – giunto all’altezza di piazza Cavour – si è rotto e con lui, francamente, anche le nostre palle! Inoltre, a completamento dell’opera, le porte,  pur non essendo evidentemente a tenuta stagna, non si aprivano. Non c’era verso! Niente da fare! Tutti ostaggi di un autobus rotto e bagnato e di un autista che diceva ai passeggeri di scendere dalla porta anteriore con la faccia di chi fa Capro di nome ed Espiatorio di cognome. Ed infatti, tempo 2 minuti e una signora in coda all’autobus ne vede un altro della stessa linea che si accinge ad arrivare; quindi, timorosa di poterlo perdere e di dover verosimilmente aspettare per una mezzoretta abbondante quello successivo, comincia ad urlare : “ Aò, scendi un po’ e fermalo che lo prendemo ar volo!”. Detto, fatto. Il signor Espiatorio, calzando alla perfezione i suoi panni, sotto la pioggia battente, senza ombrello e – ormai – senza più alcuna dignità, si butta in mezzo alla strada e comincia a gesticolare per fermare il suo collega che lo guarda terrorizzato temendo, a sua volta, l’ira dei suoi passeggeri.

Sapete, ad un certo punto ho anche pensato all’opzione del complotto. Che ne so, magari il Signor ATAC è un tizio permalosetto anzichenò! Magari ha saputo del blog e ha deciso di vendicarsi perseguitandomi con autobus rotti e malandati; Potrebbe anche aver pensato di dirottarli verso i cortei delle manifestazioni, così da rimanere bloccati; Potrebbe aver assunto delle comparse che fingono di essere conducenti che si siedono al posto di guida per depistarmi, così da farmi sedere e attendere per 20 minuti al capolinea per poi informarmi che l’autobus che parte è quello a fianco, che è anche quello pieno! Potrebbe addirittura sabotare i suoi mezzi per fare in modo che si rompano, possibilmente nei giorni di pioggia. Oppure dovrei abbandonare la teoria della cospirazione e imparare a cogliere i lati positivi. Per esempio, una cosa è certa: pur rischiando quotidianamente il blocco del traffico, grazie a cotanta inefficienza  di sicuro non rischio quello dello scrittore!

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