SCARTO GENE-RAZIONALE

barbie-ubriacaQual è stata la prima volta che viete sentiti “vecchi”? O meglio, non vecchi, ma quantomeno un filo demodé! Insomma, quand’è stata la prima volta che avete capito che stavate diventando grandi, che potevate essere annoverati nel mondo degli adulti? A me, per la primissima volta, è successo qualche anno fa, mentre accompagnavo una cara amica alla fiera di abiti da sposa della capitale, cosa che di per sé costituirebbe una premessa più che sufficiente; Invece, laddove vaporosi abiti luccicanti da meringa non fossero già la spia d’allarme di un piccolo e tutt’altro che trascurabile segno di cambiamento, nel padiglione a fianco si svolgeva il Comics, la fiera del fumetto. E così, mentre io cercavo di capire la differenza tra lo chiffon e l’organza, il georgette e il mikado e vestivo impacciata i panni di una consulente d’immagine, cercando di farmi un’idea sulla  tonalità di bianco che meglio si “sposasse” con l’incarnato della giovane promessa, una vagonata di adolescenti purulenti si riversava febbricitante nel padiglione a fianco, avendo in comune con noi soltanto l’abbigliamento decisamente eccentrico. E’ stato un attimo, una domanda: “Mi scusi signora, ha mica d’accendere?”, mi chiede una ragazzina vestita con un ridicolo costumino verde che riproduceva evidentemente l’abbigliamento abituale del suo super eroe preferito.  Eccoli lì, sono gli elementi dello scarto generazionale: l’appellativo – Signora – e il LEI – che denota che l’interlocutrice non ti riconosce più come coetanea.

Perché vi racconto questo aneddoto? Perché lo scorso week end la storia si è ripetuta, ma con tratti decisamente più marcati, non fosse altro perché di anni dalla vicenda che vi ho descritto poco fa ne sono passati almeno 5 o 6 e lo scarto ora si avvicina pericolosamente al baratro! E così mentre io e una carissima amica d’infanzia stavamo bevendo l’ennesimo “Montenegro della buonanotte”,  parlando di problemi di lavoro, di amiche che tentano di avere figli e di altre in piena crisi coniugale, una musichetta attira la nostra attenzione. L’inconfondibile voce stridula della cantante degli AQUA si fa strada sopra tutte le altre melodie dei locali testaccini riportandoci immediatamente alle nostre domeniche pomeriggio adolescenziali, quando – traballanti su improbabili zatteroni Fornarina colorati – andavamo a ballare al Divina Disco Empire! Non curanti dei passanti e incoraggiate dall’effetto inebriante dell’ennesimo Montenegro, cominciamo a cantare a squarciagola: “I am a Barbie Girl, in a barbie wooorld, life in plastic, it’s fantastic! You can brush my hair, undress me everywheeeere. Immagination, life is your creation!” . Poi, proprio mentre eravamo sul punto di perdere ogni residuo di dignità, esibendoci con convinzione nel ritornello “ha – ha- ha – yeeee!” , veniamo interrotte da un ragazzino che, con molta cortesia ci ha chiesto: “scusate ragazze, io e i miei amici vorremmo tanto entrare a quella festa, ma senza ragazze non possiamo. Non è che per caso fareste finta di essere in gruppo con noi?”. E che gli vuoi dire porello? “Ma certo! Tanto entriamo, mal che vada beviamo un altro Montenegrino – che a cantare mi si è seccata la gola – e poi usciamo” pensiamo quasi telepaticamente. E poi la mia compare di bagordi ha l’indole da assistente sociale, per cui – non appena sniffato l’odore del bisognoso – ha sfoderato il suo sguardo compassionevole e un po’ materno rivolgendomi testuali parole: “Poveroni, non possiamo lasciarli così!” . Per carità, non sia mai! Così decidiamo di dare una mano a quello sparuto gruppetto di ragazzetti. Il branco ci si avvicina prontamente per ringraziarci e alla gratitudine si somma presto una certa giovialità. Ma quanti anni avranno? 18? 19? Vabè, sono simpatici e ci avviciniamo all’ingresso del locale per tentare di entrare. Nell’attesa, uno ci confessa di essere all’ultimo anno delle superiori, mentre un altro – tentando forse di dimostrare la propria maturità – ci delizia con una coniugazione fantasiosa del verbo essere in francese. “Gesuì”, comincia spavaldo un bulletto tatuato. Percepisco un brivido che si trasforma presto in conato di vomito non appena coniuga tutte le altre persone del verbo. Un altro ancora, quindi, prende in mano la situazione e , audace, ci assicura essere un campione in geografia e si lancia in un quiz chiedendoci quale sia la capitale della Toscana. Ah, per carità! Di bene in meglio! E così, proprio mentre entrambe cominciamo a dubitare che  questi ragazzetti abbiano la licenza media, il bulletto tatuato di cui sopra tenta l’approccio. Mi mostra dei bicipiti fantasma; mi chiede se lo trovo più carino con la visiera del cappellino davanti o dietro; tenta qualche passo di ballo e apre la coda come un pavone in primavera. Incredula gli mostro la fede matrimoniale e gli faccio notare che mentre io comincio ad avere un primo accenno di zampe di gallina attorno gli occhi, lui a malapena ha bisogno di radersi! Niente da fare, sarà che “gallina vecchia fa buon brodo”, sarà il fascino della “donna matura” , ma il piccoletto sembrava deciso a portarmi sulla strada della perdizione. E così, mentre tento di uscire da questa situazione imbarazzante senza urtare una mascolinità ancora in fasce, tra una partita a biliardino e l’ennesimo quiz proposto dal pluripetente della  combriccola, l’ora si fa tarda. Ci salutiamo e costernate ci avviamo verso casa. Poiché, tuttavia, la serata era stata impegnativa e il “Montenegro della buonanotte” si era moltiplicato esponenzialmente diverse volte, manco fossimo reduci dalle nozze di Cana, decidiamo di smezzarci un panino per riprendere le forze e concludiamo la serata addentando di fronte ad un ambulante una cotoletta grondante olio, mentre un tizio ubriaco ci viene incontro chiedendoci, in perfetto accento tuscolano: “Sorri , du iu ev e sigaret, plis?”. Guardiamo l’orologio: sono le sette;  Direi che per i prossimi 6 mesi abbiamo dato!

La verità è che ci siamo divertite da morire; Soltanto che quando a fine serata cominci a domandarti: “ma anche noi eravamo così?” significa che lo scarto gene – razionale è avvenuto, là dove lo scarto ormai sei tu (io, nella fattispecie, sono riuscita a cadere dal letto il mattino – cioè qualche ora –  dopo, spinta dall’onda alcolica della sera prima ancora ben presente, mentre la mia compare, a seguito di calo immunitario, si è beccata la varicella); il gene è quello maschile, per cui non importa quanti anni hanno, ricordati solo che tu hai un patrimonio genetico marchiato da una doppia X e tanto basta!; e per quanto riguarda il razionale…… beh con tutto quel Montenegro di spazio per qualcosa di razionale ne era rimasto ben poco. E poi, in fondo, ci siamo solo fatte guidare dal consiglio degli AQUA: “Come on Barbie, let’s go party!…ah-ah-ah- yeeee!” .

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Una risposta a SCARTO GENE-RAZIONALE

  1. Claire ha detto:

    Io ho quasi venticinque anni e l’anno scorso un ragazzo più piccolo si è finto mio coetaneo per uscire con me. Gene-rational gap vuole che, nonostante l’aspetto maturo e gli enormi sforzi di apparire serio e posato, si sia fatto tradire da una serie di foto “bimboseggianti”, complete di duck-faces, effetti photoshop di quart’ordine e occhialetti alla Dr Slump.:)

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