SINCRONIE

E’ una giornata nuvolosa qui nella capitale, una di quelle giornate indefinite, ambigue. E’ caldo, ma non c’è il sole; è nuvolo, ma si suda; è estate, ma il cielo sembra quello di novembre. Mi sveglio tardi, ho dormito male, ho dormito poco. Però, ho fatto un bel sogno, uno di quei sogni che ti si attaccano addosso e non ti lasciano fino a sera! Ho sognato un caro amico, una di quelle persone con le quali non hai bisogno di parlare, basta uno sguardo; una di quelle anime sorelle che a volte si ha la fortuna di incontrare, riconoscere e portare con sé nella vita. Mi sveglio, frastornata per il poco sonno, con il fastidioso trillo del telefono che ho scordato di spegnere la sera prima. E’ un’amica d’infanzia che esordisce la telefonata così: “Sai chi ho sognato questa notte?!?! Fabio!”. Non ci credo! “Ma che cazzo dici?!?!”, rispondo io, con quel tocco di volgarità mattutina che rende tangibile il mio stupore! “Anche io! Lo stavo sognando proprio ora!”. Nel mentre parliamo di questa strana coincidenza, lei mi chiede sue notizie. Non lo sento da così tanto tempo! Quando eravamo piccoli tutti credevano che stessimo assieme tanta era la complicità che ci univa e – a dire il vero –per un breve momento abbiamo anche provato a trasformare quell’amicizia così intima, così simbiotica, in qualcosa di più, ma non funzionò, non allora. La vita poi, come da copione, ci ha fatto prendere strade molto diverse e negli anni ci siamo allontanati, ma ogni volta che ci risentiamo, anche dopo lunghi mesi di silenzio, ci ritroviamo con la stessa facilità con la quale si ritrova sempre la strada di casa.

Insomma, io e la mia amica parliamo a lungo di lui. Io la ragguaglio sulle ultime notizie che avevo, a dire il vero un po’ datate. Da quanto tempo non lo sento? 3-4 mesi? “Appena metto giù con te lo chiamo”, sentenzio risoluta!  La telefonata prosegue per altri 40 minuti abbondanti, poi ci salutiamo e io, ancora avvolta nelle lenzuola profumate di sonno, decido che è il caso di far cominciare questa giornata, in un modo o nell’altro. Per togliermi di dosso il torpore che oggi proprio non mi vuole lasciare, mi dirigo con gli occhi ancora socchiusi verso la doccia e mi butto sotto il getto dell’acqua senza nemmeno attendere che diventi tiepida. Nemmeno il tempo di insaponarmi che il telefono riprende a squillare. Seccata, mi butto addosso il primo asciugamano che trovo, rigorosamente troppo piccolo, e vado verso il letto, cercando trai cumuli informi di lenzuola il telefono. Lo trovo rivolto con lo schermo verso il basso. Lo giro e sullo schermo leggo: incoming call : FABIO. “Ciao patata!”, esordisce lui con la confidenza di chi sembra averti sentita giusto poche ore prima. Poi continua: “E’ da un po’ di settimane che voglio chiamarti, poi tra una cosa e l’altra rimando sempre; Ma sta mattina mi sono detto di smettere di rimandare e ti ho chiamata. Allora? Come stai?”. “Bene”, rispondo io. “Sapevo che mi avresti chiamata!”.

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