TANTO VA UN UOMO ALL’ HARD ……CHE A MOMENTI CI LASCIA IL PISTOLIN!

Dunque, dove eravamo rimasti? Ah si, alle elezioni romane. Beh, come tutti sapete ha vinto Marino al ballottaggio e come prima iniziativa di rilievo pare abbia deciso di chiudere i fori imperiali rendendoli pedonali così da intasare benino il centro di Roma il cui traffico notoriamente scorre che è una meraviglia! Grazie Ignazio, avrò di che scrivere questo autunno!

Ma ricominciamo da qui, da una notizia cretina che ha attirato la mia attenzione, una di quelle che trovi nella colonnina a destra dei quotidiani “seri”: esiste un effetto collaterale dovuto all’overdose mediatica del bestseller  “50 sfumature di grigio”. E non si tratta di un boom di gravidanze (anche se pare  che nel Regno Unito siano aumentate già alla prima edizione), bensì di chiamate ai pompieri. Fa molto trama da film porno detta così, lo so.  E invece no, niente copione di un film per adulti; Semmai sembra quello di una commedia. Infatti,  i pompieri non vengono chiamati da focose signorine che al termine del libro fingono che il loro gattino sia intrappolato sull’albero del giardino per poi gettarsi addosso al primo omaccione in divisa che suoni il campanello, affinché spenga i suoi bollenti spiriti, no!!I poveri pompieri vengono chiamati perché di intrappolati ci sono solo i lettori che per imitare le peripezie sessuali dei due protagonisti, si ammanettano, si frustano, si addobbano il pene con anelli e gingilli vari ed eventuali per poi rimanerne tragicamente vittime. Qui le sfumature hanno poco a che fare col grigio e molto la fantasia umana.

ImmagineMa andiamo con ordine e fatemi citare un pezzetto dell’articolo tratto dal sito corriere.it: “I pompieri sarebbero intervenuti ben 79 volte per liberare persone ammanettate, 9 volte per aiutare uomini che non riuscivano a togliersi degli anelli dal proprio pene e addirittura in un’occasione hanno dovuto soccorrere una persona che aveva infilato il membro virile in un tostapane”. Ora, non che io voglia ergermi a moralizzatrice, ma la domanda sorge spontanea: IL PENE IN UN TOSTAPANE? Voglio dire, passino le manette, è un grande classico; E pure l’anellino, che ormai è il giochino erotico della grande distribuzione; MA IL TOSTAPANE??  Capisco che foneticamente l’assonanza possa indurre all’errore d’uso …..magari il malcapitato ha letto TOSTAPENE ed ha pensato di provarlo! Ma una domandina te la farai prima di mettere il gioiellino di famiglia a cuocere come un saucisson in un arnese che, tra l’altro, non è nemmeno “anatomico”! Cioè, se fosse stato di forma cilindrica ed allungato forse potrei capire che tra l’errore di lettura e la forma anatomicamente congeniale allora si possa cadere nel tranello e scambiarlo per un giochino erotico. Ma un tostapane è rettangolare! Immaginate la fatica per infilarlo dentro! Ma soprattutto, LO AVRA’ POI ACCESO? Sarà stato un tostapane classico o uno di quelli che lasciano le faccine sulle fettine abbrustolite?  Voglio dire, può davvero essere che a questo mondo ci sia un uomo che si aggira con Hello Kitty marchiato a fuoco sul suo amichetto? Cosa avrà mai detto ai pompieri quando ha chiamato? Quali altri elettrodomestici avrà valutato prima di scegliere il tostapane? Ha forse consigliato alla compagnia di utilizzare una centrif….ga?   Insomma, le domande si sprecano e la mia giornata rimarrà ricca di interrogativi irrisolti!

Quindi, tirando le somme, cosa si evince da questo articolo?

  1. che se su ogni elettrodomestico c’è scritto “leggere attentamente le istruzioni prima dell’uso” un motivo ci sarà;
  2. che il libro cuore non era poi così male;
  3. che se il vostro compagno, come i 9 di cui sopra, decide di giocare al “ Signore degli Anelli” ricordategli che a Frodo Baggins a causa dell’anello fu staccato il dito…..magari opta per un altro personaggio 😉 

 

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VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO, VOTA ANTONIO!

Niente, mi ero ripromessa di non scrivere fino a che non avessi dato il mio penultimo esame universitario, così da potermi concentrare appieno sulle relazioni tra Stati ImmagineUniti e Medio Oriente dal 1945 ad oggi; Poi, proprio mentre mi accorgevo che il libro sul quale stavo studiando da oltre un mese era quello sbagliato, un lampo ha illuminato d’immenso la mia cucina. Sarà stata l’improvvisa consapevolezza della mia coglionaggine, direte voi! E invece no! Il lampo, lungi dall’essere una metafora del mio risveglio, mi avvisava dell’avvicinarsi di un’ondata di maltempo che proprio ieri ha investito la capitale. Un riflesso quasi incondizionato mi suggerisce di aprire un quotidiano online qualsiasi sulla cronaca locale per sondare le condizioni del meteo e, quindi, del traffico. Inutile quasi dire che le stazioni metro si sono allagate, che il traffico è andato in tilt e che le linee degli autobus hanno subito ritardi biblici. “Fantastico!”, penso tra me e me mentre ancora cerco di trattenere gli improperi per il libro sbagliato di cui sopra e per lo sciopero previsto per venerdì! Fuori ancora diluvia. Alemanno, per scoraggiare coloro i quali stavano giusto pensando: “piove, governo ladro!”, ci tiene a far sapere tramite Twitter che non è colpa sua! Infatti, come molti di voi sapranno, questo per Roma non è solo un week di scioperi e maltempo, bensì anche di elezioni!

E’ una battaglia all’ultimo sangue, anzi, all’ultima pubblicità. Le facce dei candidati sono ovunque, come pure i santini, che ti ritrovi in posti che non sapevi nemmeno di avere. Si perché quando scendi di corsa le scale per andare al lavoro e devi svuotare la cassetta della posta per riuscire a prendere una bolletta sepolta dalle tonnellate di santini, che fai?  Li butti a cazzo dappertutto: nella borsa, nelle tasche della giacca, in quelle dei pantaloni, ovunque! Poi, quando sei sovrappensiero, li ritrovi. Eccoli li! Pose plastiche e sguardi fiduciosi. Sono i candidati che per convincerti che devi votare proprio loro si inventano di tutto! Si parte dai concreti e telegrafici: “Fatti concreti!” e “ Sempre presente!”, ai meno fantasiosi e ripetitivi: “non le solite promesse, ma la politica dei fatti”, per passare attraverso gli sportivi che optano per un “Sempre in campo!”. Ci sono poi quelli che puntano su presunte originalità: “La novità dell’esperienza!” e quelli che invece si rifugiano nelle sicurezze di sempre: “Al Comune di Roma, hasta siempre!”.

Ora, slogan a parte, ognuno voti quello che crede, sia chiaro! Il punto è: voi sapete come si vota? No perché pare che la scheda elettorale azzurra, quella cioè per scegliere il sindaco e i 48 consiglieri comunali, sia lunga un metro. Giuro! Già la chiamano “il lenzuolo” , per distinguerla dalla scheda rosa che sarà consegnata agli elettori per il rinnovo dei Municipi, e conterrà i nomi dei 19 candidati sindaco e le 40 liste (sic!) ! Ma il vero dilemma è COME si vota. Io, che – sketch del libro sbagliato a parte- non mi sento proprio scema, ho avuto qualche difficoltà. Quindi, dopo aver preso ripetizioni dai pensionati del CAAF sotto casa, vi propongo la mia spiegazione. Pronti? Via!

Supponiamo che si debba scegliere tra due candidati sindaci (e non 19!):

A. Il Sig. Gino Paperino, sostenuto dal partito delle noci

B. Il Sig. Pino Topolino, sostenuto dal partito delle mandorle.

Ora, se guardate la scheda elettorale noterete che questa è strutturata come se fosse divisa in tre colonne: Il nome del candidato sindaco; la lista che lo sostiene (che è il simbolo del partito in buona sostanza); uno spazio vuoto per l’eventuale voto di preferenza ( cioè dove scrivere un nome tra quelli che vi hanno messo nella buchetta con i santini!). Qui trovate un bel fac simile che vi aiuterà.

A questo punto potrete:

1. Tracciare una X sulla lista. Ad esempio, potreste tracciare una X sul simbolo del partito delle noci. In questo caso votereste automaticamente anche il candidato sindaco sostenuto da questa lista, cioè il Sig. Gino Paperino. Scelta elettorale basic, ma che raggiunge immediatamente l’obiettivo!

2. Come sopra, solo che in aggiunta facciamo un esercizietto di fill in the blaks, scriviamo cioè nella terza colonna (dove ci sono i puntini di sospensione insomma) il nome del consigliere comunale che più ci ha convinti. Cercate nelle tasche…un santino che vi era piaciuto lo trovate di sicuro!

3. Tracciare una X sia sulla lista, che sul nome del candidato sindaco. In aggiunta, per chi lo desidera, si può anche scrivere il nome del candidato al consiglio comunale che più ci ha convinti. Scelta elettorale decisamente full optional, per l’elettore sicuro che non vuole sbagliare!

4. Tracciare una X solo sul nome del candidato sindaco, ad esempio Pino Topolino. Così facendo si esprime la propria convinzione per la persona ma non per il partito, in questo caso quello delle mandorle. Scelta elettorale di protesta, per tutti coloro che vogliono esprimere il loro dissenso senza rinunciare al diritto di voto!

5. Tracciare una X sul partito delle noci e sul nome di Pino Topolino. Trattasi di voto disgiunto, laddove vogliate esprimere l’affiatamento di sempre per il partito al quale siete magari iscritti da tempo o che più vi rispecchia, ma del quale non avete condiviso la scelta del front man, del sindaco in questione, quindi votate l’altro candidato. Non chiedetemi come verrebbe conteggiato il voto perché non l’ho capito! Scelta elettorale coraggiosa, per l’elettore esperto ed esigente!

6. Come sopra, solo che si esprime anche una preferenza nello spazio immediatamente a fianco al simbolo del partito sul quale avete apposto la X. Scelta elettorale complessa,  per l’elettore che non deve chiedere mai!

ATTENZIONE! OGNI ALTRO SEGNO E/O SIMBOLO (OPERE D’ARTE DALLA FORMA FALLICA INCLUSE) NON SI POSSONO FARE, PENA L’ANNULLAMENTO DEL VOSTRO VOTO (che con tutta la fatica che si fa a capire come funziona, francamente sarebbe proprio un peccato!) Buon voto a tutti!

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IL KARMA DELLA VANNA, OVVERO LA NEGAZIONE DI MORSE!

Sono prolissa – stop. Devo formulare frasi più brevi – stop. Uso punteggiatura complessa – stop. Rivedere la sintassi; Ripeto: rivedere la sintassi – passo!

ImmagineCosa ne dite? Come me la cavo con la comunicazione telegrafica? No perché mi hanno detto che uso periodi troppo lunghi. Che uso un linguaggio troppo “forbito” per essere un blog casereccio. Dovrei quindi eliminare un po’ di frasi subordinate a favore di qualche coordinata qui e là.  Dunque, sono stata tacciata di “prolissità” (anzi , per citare testuali parole, “di farla troppo lunga”) da un amico che ha letto un paio dei miei post  mentre era seduto sulla tazza del water. Badate, nessuna offesa per il luogo (e nemmeno per il commento a dire il vero)! Anzi, devo dire che ne sono andata quasi orgogliosa: insomma, non so voi, ma io seduta sulla tazza water ho letto di tutto, da Lolita di Nabokov a Novella 2000 . Dico davvero! Una volta ci ho persino preparato un esame, perché casa mia è troppo piccola e in cucina (che è anche il salotto, che è anche zona lavoro, che è attigua al bagno , che è collegata alla camera da letto da un arco senza porte) c’era mio marito che teneva tutte le sere delle video conferenze intercontinentali via skype e quindi mi chiudevo in bagno (unica stanza con quattro muri interi) a studiare. E quell’esame preparato seduta sulla tazza del water mi è valso un signor 30! Comunque sia, poiché di norma in quei momenti questo mio nuovo lettore gioca a ruzzle, sfidando la fidanzata che lo attende paziente e rassegnata nella stanza a fianco,  mi sarei aspettata un po’ più di comprensione. Cioè, se giochi a ruzzle sei una persona che, volente o nolente, ha acquisito un vocabolario talvolta anche fantasioso: VARARE, VARA, VARO, VARI, VARAI , VAR…..VAR…..VAR????Ma che cazzo vuol dire VAR??  Quello che voglio dire è che se ti scervelli per ricordarti che in italiano esiste la parola VAR, allora puoi anche fare uno sforzino per leggere due subordinate di fila senza perdere il filo del discorso. Insomma, non è mica una subordinata tedesca, dove se non stai attento ti perdi il verbo della reggente e devi rileggere tutto da capo! E poi io scrivo di puttanate, non è che mi dilungo in articoli sul bosone di Higgs. Quindi ho avuto un’illuminazione: forse potrei invogliare i lettori pigri ad applicarsi con dei quiz a punti, come alle scuole medie. Ve la ricordate la comprensione del testo!?! Faccio un po’ di domande e ad ogni risposta corretta aggiudico un tot di punti. Poi, se mi dice bene, magari tra qualche mese ne faccio una app e divento ricca e famosa! La chiamerò sgnuzzle!  Potrei riproporre l’ analisi logica. IO – soggetto sottinteso  POTREI RIPROPORRE – predicato verbale ; L’ ANALISI LOGICA – complemento oggetto. No, non funzionerebbe lo so! In realtà lo capisco. Insomma, in fondo noi siamo la generazione degli sms, quelli che : cmq tu6 speciale xme xké tvtb! Quelli di skype, msn e whatsapp, dove la velocità della comunicazione è tale da costringerti ad essere veloce e, quindi, telegrafica. Ma qui no! Questo è il mio blog e io ci scrivo quello che voglio, come voglio! Mio il castello, mie le regole! E poi io ho Karma in comunicazione. Non si può dire ad una persona che ha karma in comunicazione di comunicare a monosillabi. Noi nasciamo con un’irreprensibile voglia di dire e di dire tutto. Io, infatti, non sto zitta un secondo e a malapena riprendo fiato tra una parola e l’altra; e quando non parlo, scrivo e lo faccio come se parlassi, aprendo parentesi, usando subordinate e tutta la punteggiatura che mi hanno insegnato, digitando un numero incalcolabile di parole al secondo. Ah già, quasi dimenticavo: VAR è l’abbreviazione di  voltampere reattivo” , che in elettrotecnica è l’unità di misura della potenza reattiva in un sistema in corrente alternata. Visto? Parola corta, significato complesso. Capito cosa intendo?

Vabè, io per questa volta avrei finito – stop. Il Codice Morse non fa per me – stop. Ho spiegato le mie motivazioni – stop. Non mi dilungherò troppo nelle conclusioni – stop. Mi spiacerebbe annoiarvi – stop. Cercate di capire – stop. E’ tutta colpa del karma – stop. Se non lo assecondo rinasco come Vanna Marchi – stop……D’ACCORDO??????  Passo e chiudo!  😉

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SCARTO GENE-RAZIONALE

barbie-ubriacaQual è stata la prima volta che viete sentiti “vecchi”? O meglio, non vecchi, ma quantomeno un filo demodé! Insomma, quand’è stata la prima volta che avete capito che stavate diventando grandi, che potevate essere annoverati nel mondo degli adulti? A me, per la primissima volta, è successo qualche anno fa, mentre accompagnavo una cara amica alla fiera di abiti da sposa della capitale, cosa che di per sé costituirebbe una premessa più che sufficiente; Invece, laddove vaporosi abiti luccicanti da meringa non fossero già la spia d’allarme di un piccolo e tutt’altro che trascurabile segno di cambiamento, nel padiglione a fianco si svolgeva il Comics, la fiera del fumetto. E così, mentre io cercavo di capire la differenza tra lo chiffon e l’organza, il georgette e il mikado e vestivo impacciata i panni di una consulente d’immagine, cercando di farmi un’idea sulla  tonalità di bianco che meglio si “sposasse” con l’incarnato della giovane promessa, una vagonata di adolescenti purulenti si riversava febbricitante nel padiglione a fianco, avendo in comune con noi soltanto l’abbigliamento decisamente eccentrico. E’ stato un attimo, una domanda: “Mi scusi signora, ha mica d’accendere?”, mi chiede una ragazzina vestita con un ridicolo costumino verde che riproduceva evidentemente l’abbigliamento abituale del suo super eroe preferito.  Eccoli lì, sono gli elementi dello scarto generazionale: l’appellativo – Signora – e il LEI – che denota che l’interlocutrice non ti riconosce più come coetanea.

Perché vi racconto questo aneddoto? Perché lo scorso week end la storia si è ripetuta, ma con tratti decisamente più marcati, non fosse altro perché di anni dalla vicenda che vi ho descritto poco fa ne sono passati almeno 5 o 6 e lo scarto ora si avvicina pericolosamente al baratro! E così mentre io e una carissima amica d’infanzia stavamo bevendo l’ennesimo “Montenegro della buonanotte”,  parlando di problemi di lavoro, di amiche che tentano di avere figli e di altre in piena crisi coniugale, una musichetta attira la nostra attenzione. L’inconfondibile voce stridula della cantante degli AQUA si fa strada sopra tutte le altre melodie dei locali testaccini riportandoci immediatamente alle nostre domeniche pomeriggio adolescenziali, quando – traballanti su improbabili zatteroni Fornarina colorati – andavamo a ballare al Divina Disco Empire! Non curanti dei passanti e incoraggiate dall’effetto inebriante dell’ennesimo Montenegro, cominciamo a cantare a squarciagola: “I am a Barbie Girl, in a barbie wooorld, life in plastic, it’s fantastic! You can brush my hair, undress me everywheeeere. Immagination, life is your creation!” . Poi, proprio mentre eravamo sul punto di perdere ogni residuo di dignità, esibendoci con convinzione nel ritornello “ha – ha- ha – yeeee!” , veniamo interrotte da un ragazzino che, con molta cortesia ci ha chiesto: “scusate ragazze, io e i miei amici vorremmo tanto entrare a quella festa, ma senza ragazze non possiamo. Non è che per caso fareste finta di essere in gruppo con noi?”. E che gli vuoi dire porello? “Ma certo! Tanto entriamo, mal che vada beviamo un altro Montenegrino – che a cantare mi si è seccata la gola – e poi usciamo” pensiamo quasi telepaticamente. E poi la mia compare di bagordi ha l’indole da assistente sociale, per cui – non appena sniffato l’odore del bisognoso – ha sfoderato il suo sguardo compassionevole e un po’ materno rivolgendomi testuali parole: “Poveroni, non possiamo lasciarli così!” . Per carità, non sia mai! Così decidiamo di dare una mano a quello sparuto gruppetto di ragazzetti. Il branco ci si avvicina prontamente per ringraziarci e alla gratitudine si somma presto una certa giovialità. Ma quanti anni avranno? 18? 19? Vabè, sono simpatici e ci avviciniamo all’ingresso del locale per tentare di entrare. Nell’attesa, uno ci confessa di essere all’ultimo anno delle superiori, mentre un altro – tentando forse di dimostrare la propria maturità – ci delizia con una coniugazione fantasiosa del verbo essere in francese. “Gesuì”, comincia spavaldo un bulletto tatuato. Percepisco un brivido che si trasforma presto in conato di vomito non appena coniuga tutte le altre persone del verbo. Un altro ancora, quindi, prende in mano la situazione e , audace, ci assicura essere un campione in geografia e si lancia in un quiz chiedendoci quale sia la capitale della Toscana. Ah, per carità! Di bene in meglio! E così, proprio mentre entrambe cominciamo a dubitare che  questi ragazzetti abbiano la licenza media, il bulletto tatuato di cui sopra tenta l’approccio. Mi mostra dei bicipiti fantasma; mi chiede se lo trovo più carino con la visiera del cappellino davanti o dietro; tenta qualche passo di ballo e apre la coda come un pavone in primavera. Incredula gli mostro la fede matrimoniale e gli faccio notare che mentre io comincio ad avere un primo accenno di zampe di gallina attorno gli occhi, lui a malapena ha bisogno di radersi! Niente da fare, sarà che “gallina vecchia fa buon brodo”, sarà il fascino della “donna matura” , ma il piccoletto sembrava deciso a portarmi sulla strada della perdizione. E così, mentre tento di uscire da questa situazione imbarazzante senza urtare una mascolinità ancora in fasce, tra una partita a biliardino e l’ennesimo quiz proposto dal pluripetente della  combriccola, l’ora si fa tarda. Ci salutiamo e costernate ci avviamo verso casa. Poiché, tuttavia, la serata era stata impegnativa e il “Montenegro della buonanotte” si era moltiplicato esponenzialmente diverse volte, manco fossimo reduci dalle nozze di Cana, decidiamo di smezzarci un panino per riprendere le forze e concludiamo la serata addentando di fronte ad un ambulante una cotoletta grondante olio, mentre un tizio ubriaco ci viene incontro chiedendoci, in perfetto accento tuscolano: “Sorri , du iu ev e sigaret, plis?”. Guardiamo l’orologio: sono le sette;  Direi che per i prossimi 6 mesi abbiamo dato!

La verità è che ci siamo divertite da morire; Soltanto che quando a fine serata cominci a domandarti: “ma anche noi eravamo così?” significa che lo scarto gene – razionale è avvenuto, là dove lo scarto ormai sei tu (io, nella fattispecie, sono riuscita a cadere dal letto il mattino – cioè qualche ora –  dopo, spinta dall’onda alcolica della sera prima ancora ben presente, mentre la mia compare, a seguito di calo immunitario, si è beccata la varicella); il gene è quello maschile, per cui non importa quanti anni hanno, ricordati solo che tu hai un patrimonio genetico marchiato da una doppia X e tanto basta!; e per quanto riguarda il razionale…… beh con tutto quel Montenegro di spazio per qualcosa di razionale ne era rimasto ben poco. E poi, in fondo, ci siamo solo fatte guidare dal consiglio degli AQUA: “Come on Barbie, let’s go party!…ah-ah-ah- yeeee!” .

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OGNI SCARRAFONE E’ ALMENO BELLO A MAMMA SUA ?

ImmagineAvete mai pensato alla chirurgia plastica? Non come professione, no! Intendo a ricorrere alla chirurgia plastica, a farvi una miglioria, una piccola modifica, un po’ di mantenimento, una stiratina. Che ne so, magari a farvi risucchiare bene bene quel grasso che si posiziona sulle vostre cosce quando guardate un gelato; Quello che fa sembrare le vostre gambe due piccoli slimer gelatinosi ad ogni passo. Quello che, in alternativa alle cosce, decide di prendere residenza sul girovita, facendovi sembrare una riproduzione a colori dell’omino della Michelin. Capito? No? Voi non avete questo problema? Siete magre come un fuscello? Allora forse siete anche piatte come una tavola; E allora, forse, potreste pensare a darvi una gonfiatina proprio li dove due rigogliose collinette farebbero la loro porca figura. E se per caso siete snelle e con le curve al posto giusto, allora, oltre ad avere tutta la mia più profonda e sincera invidia, potreste avere almeno una gobbetta sul naso; Quindi, potreste pensare a dargli una livellatina, così da togliere quel profilo greco che ormai non va proprio più di moda! E se proprio una giustizia divina esiste, qualora siate belle, magre, con le curve al posto giusto e con un viso da bambola di porcellana, allora – forse – Madre natura  potrebbe avervi punite diversamente.

Certo, si tratta di difetti ( sempre che tali possano definirsi) ben nascosti, invisibili se non a “pochi intimi”; E solo laddove quei “pochi intimi” si trasformassero in “tanti consumatori” allora il problema si mostrerebbe in tutta la sua “gravità”. Eh si, perché pare che tra i trattamenti più in voga negli ultimi anni non ci siano mastoplastiche additive o rinoplastiche; E nemmeno interventi di liposuzione, lifting o ricostruzione di arti vari ed eventuali. NO! Due sono le torture estetiche ambite da un numero sempre maggiore di donne: lo sbiancamento anale e la vaginoplastica. Avete capito bene e significano esattamente quello che state pensando: cambiare il colore e la forma delle parti intime! Ora, va da sé  che, tendenzialmente, le consumatrici del primo trattamento sono soprattutto donne il cui mestiere richiede che proprio li dove non batte mai il sole tutto sia in ordine e , a quanto pare, anche cromaticamente gradevole. Il secondo trattamento, invece, pare essere in voga a prescindere dal mestiere, età e classe sociale. Francamente non mi domando cosa spinga queste signore a desiderare così ardentemente di modificare il panorama che si dischiude a sud del loro ombelico; In fondo al mondo esistono cose ben più strane. Tuttavia, mi incuriosirebbe sapere quali siano i canoni di riferimento. Sapete, spesso si va dal chirurgo plastico a dirgli che si vogliono le labbra di Angelina Jolie,  i glutei di Jennifer Lopez o il naso di Jessica Alba. Ma in questi casi chissà cosa chiederanno! Magari per il colore funziona come quando si va da Brico per trovare la nuance giusta per il proprio salotto. Il chirurgo potrebbe avvalersi di una carta dei colori, sapete no, quei cartoncini lunghi e stretti con i campioni di colori che hanno quei nomi così strani, tipo Rosa Mountbatten o Blu Dodger. Per la forma, invece, o si è cultori del porno, nel qual caso si deve sperare che lo sia anche il chirurgo, altrimenti si potrebbe incorrere in rischiosi fraintendimenti;  oppure, forse, esistono appositi depliant . Comunque sia, per soddisfare la vostra curiosità e la mia, ho fatto una ricerchina. Esistono dei siti interi dedicati a questi trattamenti nei quali si specifica che, nella fattispecie, lo sbiancamento anale può costare fino a 1.500 euro. Avete capito? 1.500 euro per avere un lato B, che ne so, color carta da zucchero, che da una bella luce e quest’anno va tanto! Invece, la vaginoplastica comprende tutta una serie di interventi di cui il più gettonato sembra essere l’imenoplastica. Così, se volete arrivare illibate al vostro matrimonio anche se da li c’è passata tutta la squadra di rugby del vostro paese, panchina compresa, niente timori:  questo è l’intervento che fa per voi!

In chiusura che dire? Anche niente. Ognuno con il proprio corpo fa quello che vuole. Diciamo che vista la popolarità di questi “ritocchi” mi aspetto di vederli presto offerti su siti tipo groupon. Perciò, se acquistate di fretta un coupon per uno sbiancamento dentale a soli 50 auro e quando arrivate in ambulatorio invece che farvi aprire la bocca vi chiedono di aprire altro, beh fatevi una domanda e datevi una risposta……e fatelo in fretta! 😉

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CHI DI TRAM FERISCE, DI TRAM – PRIMA O POI – PERISCE!

ImmagineCi sono momenti in cui rimpiango di non avere un forte attaccamento alla tecnologia. Ci sono momenti in cui penso che invece di investire il mio stipendio in libri, lana, ferri ed uncinetti forse farei bene a comprarmi un cellulare al passo con i tempi. Ci sono momenti, infatti, in cui un cellulare come si deve, con fotocamera, video e simili mi tornerebbe davvero utile; Perché ci sono momenti, come quelli di oggi, che andrebbero immortalati invece che raccontati.

Va da sé che il protagonista è sempre lui, il mio argomento feticcio, il tram, in tutte le sue declinazioni, dall’autobus alla metro! Oggi, però, nessuno sciopero in agguato, nessuna manifestazione, nessuna elezione, veglia o evento pubblico che potesse presumibilmente bloccare il traffico; Solo un bell’acquazzone, che ha sempre un potenziale effetto paralizzante – innegabile –  ma è tuttavia meno scontato. Io, per non saper né leggere né scrivere, in giornate come queste calzo sempre i miei stivali di gomma veneziani, ma tendenzialmente mi va fatta bene. Ma non oggi. Salgo sull’autobus e vedo sedili vuoti e gente in piedi. Ripeto: sedili vuoti e gente in piedi; qualcosa non torna, non trovate? Chi è un habitué dei mezzi pubblici lo sa: la corsa al seggiolino è uno sport e per di più è uno sport faticoso. E’ tutta questione di tecnica e ognuno ne sviluppa una del tutto personale: chi scatta come un centometrista non appena sale sul mezzo, chi invece si prepara ancor prima di salire, posizionandosi a ridosso delle porte d’ingresso che abbiano qualche seggiolino vuoto vicino, altri ancora, invece, prendono spunto dal rugby e puntano allo sfondamento delle linee nemiche. Ad ogni modo, il seggiolino vuoto è evento quantomeno strano e presto spiegato: pioveva dentro l’autobus. Non due gocce che riescono a filtrare dai finestrini con guarnizioni logore e dalle porte sbrindellate, badate bene! Ma dei veri e propri zampilli che schizzano qui e là. E c’è dell’altro: tutti quei passeggeri che hanno pensato che quell’improbabile battesimo fosse se non la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, che sarebbe stata di cattivo gusto, almeno la cosa più assurda della giornata, ebbene sono rimasti delusi. Infatti, per non tradire le aspettative dei pessimisti cosmici, l’autobus – giunto all’altezza di piazza Cavour – si è rotto e con lui, francamente, anche le nostre palle! Inoltre, a completamento dell’opera, le porte,  pur non essendo evidentemente a tenuta stagna, non si aprivano. Non c’era verso! Niente da fare! Tutti ostaggi di un autobus rotto e bagnato e di un autista che diceva ai passeggeri di scendere dalla porta anteriore con la faccia di chi fa Capro di nome ed Espiatorio di cognome. Ed infatti, tempo 2 minuti e una signora in coda all’autobus ne vede un altro della stessa linea che si accinge ad arrivare; quindi, timorosa di poterlo perdere e di dover verosimilmente aspettare per una mezzoretta abbondante quello successivo, comincia ad urlare : “ Aò, scendi un po’ e fermalo che lo prendemo ar volo!”. Detto, fatto. Il signor Espiatorio, calzando alla perfezione i suoi panni, sotto la pioggia battente, senza ombrello e – ormai – senza più alcuna dignità, si butta in mezzo alla strada e comincia a gesticolare per fermare il suo collega che lo guarda terrorizzato temendo, a sua volta, l’ira dei suoi passeggeri.

Sapete, ad un certo punto ho anche pensato all’opzione del complotto. Che ne so, magari il Signor ATAC è un tizio permalosetto anzichenò! Magari ha saputo del blog e ha deciso di vendicarsi perseguitandomi con autobus rotti e malandati; Potrebbe anche aver pensato di dirottarli verso i cortei delle manifestazioni, così da rimanere bloccati; Potrebbe aver assunto delle comparse che fingono di essere conducenti che si siedono al posto di guida per depistarmi, così da farmi sedere e attendere per 20 minuti al capolinea per poi informarmi che l’autobus che parte è quello a fianco, che è anche quello pieno! Potrebbe addirittura sabotare i suoi mezzi per fare in modo che si rompano, possibilmente nei giorni di pioggia. Oppure dovrei abbandonare la teoria della cospirazione e imparare a cogliere i lati positivi. Per esempio, una cosa è certa: pur rischiando quotidianamente il blocco del traffico, grazie a cotanta inefficienza  di sicuro non rischio quello dello scrittore!

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INDOVINA, INDOVINELLO……..

mafalda……….quale mai sarà stato di venerdì scorso l’italico flagello? Forse fuori pioveva e io ho scordato di prendere con me l’ombrello? No; Ho per caso dimenticato che marzo è pazzerello? No; Non sarà mica che sono inciampata in giardino sul rastrello? No; E’ che venerdì il traffico di Roma è stato di nuovo un bordello e io mi sarei tagliata le vene con un coltello! Mettetela in rima, cantatevela e suonatevela pure, tanto il risultato non cambia: ovunque siate andati, se non avete una macchina, un motorino, una bicicletta, un monopattino o qualsiasi altro mezzo alternativo a quelli pubblici, probabilmente – come me – siete andati a piedi! Che chiusura di settimana scoppiettante! 7 chilometri a piedi e non sentirli!

A questo punto mi domando cosa succederà questa settimana visto che non solo è la settimana di Pasqua, che – si sa – ognuno passa con chi vuole, anche con il barista di Termini in attesa che forse ti parta il treno per tornare a casa eventualmente, ma pare anche che il meteo giochi a sfavore; D’altronde è un grande classico. Secondo me i sindacati hanno degli infiltrati nell’aeronautica militare che al primo anticiclone scatenano le ire dei lavoratori di qualsiasi categoria, dagli operai del settore tessile ai cobas del latte, dagli insegnanti agli autisti dei mezzi pubblici. Comunque sia, io, essendoci tutte le carte per indire una bella manifestazione di piazza, uno sciopero generale o entrambe in contemporanea, sono psicologicamente pronta al peggio; Tra l’altro questa mattina, in maniera del tutto involontaria, ho già cominciato ad allenarmi. Ore 10.35, scendo alla fermata della metro B Laurentina, che – per chi non lo sapesse – è il capolinea della linea blu della metropolitana assieme ad un incalcolabile numero di autobus, e aspetto la coincidenza con un altro autobus che mi porti a via di Vigna Murata. Ora, mi piacerebbe aprire una dettagliata parentesi linguistica sul fatto che l’incontro di due mezzi di trasporto in questo paese si chiami , guarda caso,  “coincidenza”, ma credo che mi limiterò a farvi notare che la definiamo così perché si tratta – appunto – di un avvenimento del tutto accidentale, casuale! Bene, considerazioni lessicologiche a parte, mentre mi guardavo attorno per capire se per caso il mio autobus fosse già arrivato, noto che è parcheggiato ad un lato dell’autorimessa, acceso e con persone a bordo, autista compreso. Quindi, logicamente, anche a causa del cattivo tempo, salgo, mi siedo e, inutile dire, attendo. Passano 5 minuti; Passano 10 minuti; Passano 15 minuti; L’autobus non accenna a partire. A quel punto l’autista, ritornato finalmente su questo pianeta, si gira verso noi passeggeri e ci chiede: “che voi state aspettando che parte?!” . Lo giuro su Dio, lo ha chiesto davvero! Ora, cosa si risponde ad un autista di un autobus acceso, pieno di gente in attesa da quasi 20 minuti che vi chiede se per caso, ma solo per caso, voi stiate aspettando che l’autobus parta? I casi sono tre: o gli si fa notare che ha cannato il tempo verbale, scordandosi a casa non solo il buon senso ma anche i congiuntivi; o lo si manda a quel paese senza pietà; o gli si risponde a tono aspettando che lui controbatta. Io ho preferito quest’ultima opzione e, impaziente di sentire la risposta, gli ho detto: “no, no, io passavo di qui e ho pensato di sedermi un attimo per leggere il giornale visto che al bar non c’era posto”. E lui, senza battere ciglio, mi ha risposto “no perché nun me vanno i freni, allora sa – tante volte- nun vorei che famo ‘r botto!”. Cioè a dirsi: “E FISCHIA IN CURVA!”.

Quindi, in buona sostanza, cosa abbiamo imparato oggi?

  1. A non dare per scontate nemmeno le evidenze. Se un autobus è al capolinea, acceso, con l’autista seduto al posto di guida e pieno di passeggeri non significa che stia per partire; Questa è una lezione di vita!;
  2. Che alcuni autisti non saranno propriamente perspicaci, ma sono quanto meno coscienziosi;
  3. Che lo sciopero, tutto sommato, non è il male peggiore!
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sFACCEttature personali……


Dal Vangelo secondo Lady Gaga:

 p-p-p-p-p-p-p-poker face…..p-p-p-p-p- poker face….No he can’t read my poker face………

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Voi ce l’avete la poker Face? Il viso impenetrabile, che non lascia trapelare nessuna emozione, nemmeno quando, per l’appunto, avete un poker di assi in mano? Io no! Nossignore, proprio no. Ho tante altre qualità, ma quella mi manca davvero! Non che io non ci provi, intendiamoci,  ma mi scoprono subito. Tuttavia, ogni tanto tento lo stesso il bluff, purtroppo con gli stessi miserabili risultati. Mi si legge in fronte a chiare lettere che sto dicendo una puttanata colossale. Sapete, non saper bleffare è davvero un bel problema. Perché il bluff è parte fondamentale del kit di sopravvivenza del quotidiano. Se non ce l’hai t’attacchi al tram e tiri pure forte. Chi sa bleffare è come se avesse sempre un asso nella manica. Chi non sa far proprio finta di niente, chi viene preso sudarella, tremarella – e a volte persino da cagarella – è e sarà sempre un passo indietro! Tuttavia, se non avete la poker face potreste essere stati dotati di un altro tipo di faccia,  comunemente nota come faccia di bronzo. La differenza tra le due categorie è sottile, ma di rilievo: mentre i primi tacciono, non si sbilanciano mai e sembrano fatti di pietra, i secondi tendono non solo a sbilanciarsi, ma le sparano proprio grosse e, possibilmente, lo fanno con quella naturalezza sufficiente a conferirgli tutta la credibilità di cui hanno bisogno; Chi rientra in questa categoria non ha paura di niente. Può dire tutto il contrario di tutto e arrivare a crederci; è questa la loro forza!

Pensate alla classica situazione, quella che almeno una volta nella vita sarà capitata a tutti: il controllore che sale sul tram proprio il giorno in cui il vostro abbonamento è scaduto e voi vi siete scordati di comprare quello nuovo. Cosa fate? Io, ad esempio, che non ho né la faccia da poker, né quella di bronzo e né tantomeno quella da culo, comincio a guardarmi intorno nervosamente quel tanto necessario da far si che il controllore, che si trova dall’altra parte dell’autobus, mi noti e si renda conto del mio comportamento quanto meno sospetto.  Poi, mentre lui si avvicina, comincio a sudare copiosamente mentre fingo di cercare il biglietto nella borsa con la faccia di chi ce lo aveva in mano “proprio un secondo fa!”. Infine, quando ormai, il controllore è a due passi da me, per non perdere quel briciolo di amor proprio che mi rimane e che mi sta evitando di sciogliermi pateticamente in lacrime, sfodero il mio documento e mi costituisco con dignità! Chi invece vanta la poker face farà sicuramente finta di nulla. Come ogni buon giocatore di poker si potrebbe avvalere di orpelli vari ed eventuali, dagli occhiali da sole a specchio, al cappellino con visiera abbassata fino alle cuffiette. La faccia da poker passa inosservata, non esiste. Si mischia tra la folla, sguscia tra un passeggero e l’altro con delicatezza; E quando il controllore gli chiederà di mostrargli il suo “titolo di viaggio”, lui – con la disinvoltura tipica di ogni attore consumato – probabilmente con fare un po’ seccato, gli risponderà “l’ho appena fatto vedere al suo collega”. Non un’emozione, nessuna traccia di nervosismo a tradirlo; E  il controllore – ovviamente – gli crederà, chissà magari pure scusandosi: il bluff è servito! Infine, a chiudere questo spaccato di vita quotidiana, lei, la faccia di bronzo. La faccia di bronzo non teme il confronto con il controllore, non farà finta di niente, no! Imbastirà una storiella ricca di dettagli; Sfoderando una espressione severa e la stessa convinzione che anima un venditore di aspirapolveri porta a porta, potrebbe, ad esempio, inventarsi di essere appena stato scippato proprio di fronte al figlio, che ha poi accompagnato a scuola per dargli una parvenza di normalità e fargli superare il trauma e di essere ora sul tram per recarsi alla prima caserma dei carabinieri che, se non ricorda male, è giusto alla prossima fermata. Conclude poi la sua personalissima omelia con un bel luogo comune, ad esempio  su quanto al giorno d’oggi le grandi città non siano più sicure come una volta. Il controllore, mosso a compassione, chiude un occhio e lo lascia scendere senza dimenticare un’empatica pacca sulla spalla ed un sonoro: “in bocca al lupo!”.

Ora, io non so che faccia abbiate voi, se siete più simili ad un’ombra sul muro o se invece avete un temperamento paragonabile a quello di un John Wayne metropolitano che sfida i controllori; So solo che se vi è capitata una faccia simile alla mia, allora accettate un suggerimento: giocate a rubamazzo!

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PER TUTTI COLORO CHE … “I HAVE A DREAM”!

ImmagineDomani si prospetta una di quelle giornate in cui attaccarsi al tram sarà un’impresa. Infatti, per quanti di voi ancora non lo sapessero, per tutto colori i quali nelle ultime settimane fossero stati troppo impegnati a capire cosa sia la “uveite”, ebbene si amici, habemus papam. Bene. Anzi no, male. Molto male. Molto male perché pare – infatti – che a Roma sia previsto l’arrivo di 1 milione di pellegrini. 1 M.I.L.I.O.N.E.  E tutti per vedere l’intronizzazione di Papa Francesco. Ora, nomi ridicoli a parte, 1 milione di persone sono tantine e sarebbero anche sufficienti come pubblico. E invece no! Già, perché saranno presenti anche ben 132 delegazioni straniere; infatti, per tutti coloro che sono stati assenti alle lezioni di storia, vale la pena di ricordare che il Papa è anche un capo di Stato; infine, ad accrescere le fila dei papa-boys più o meno improvvisati, più o meno credenti, più o meno convinti, saranno presenti tutti quegli sportivi che domenica hanno corso la maratona di Roma e che hanno deciso di prolungare il loro soggiorno in Capitale per non perdersi l’evento.

Ora, io non ho davvero nulla di personale contro il Papa, credetemi; solo che è l’ennesima occasione per paralizzare la città. Roma si paralizza continuamente e per i motivi più disparati: quando piove, quando c’è una manifestazione (cioè un giorno si e l’altro pure), quando ci sono più manifestazioni contemporaneamente, quando ci sono manifestazioni e piove allo stesso tempo, quando muore un Papa, quando si elegge un nuovo Papa, quando si beatifica un Papa, quando si dimette un Papa (questa è una new entry), quando si corre una maratona, quando si sciopera e a volte si paralizza pure senza nessun motivo, così, tanto perché gli abitanti della città eterna non si abituino ad un traffico troppo scorrevole.

Quindi? Cosa si potrebbe fare? Poiché si dice sempre che i cittadini dovrebbero essere più partecipi e propositivi per il bene della cosa pubblica, allora io voglio dare il mio contributo. Ecco le mie proposte:

  1. Ripristinare una perfetta corrispondenza tra potere temporale e potere spirituale ed allargarne la competenza a tutta la penisola; I vantaggi di questa ipotesi sono molteplici: il primo è che almeno avremmo un governo; Il secondo che il governo in questione potrebbe davvero essere parsimonioso; Il terzo è che, trattandosi di monarchia assoluta, elimineremmo le varie manifestazioni con un semplice editto papale. Unico problema: la mancanza di democrazia; Ma è pur sempre vero che in Italia non ci siamo troppo abituati e ci facciamo infinocchiare con poco, quindi potrebbe funzionare;
  2. Rimandare il Papa ad Avignone; I vantaggi non si contano nemmeno. Niente orde di pellegrini alle elezioni, veglie e beatificazioni varie ed eventuali di Papi, santi e martiri; niente condizionamenti politici e, chissà, forse è la volta buona che legalizziamo la prostituzione: Unico svantaggio: ad Avignone hanno risposto picche. Peccato!;
  3. In uno slancio leghista, trasferire i Ministeri al nord al grido di “vai a lavurà!”; I vantaggi sono di rilievo: via le manifestazioni, via i manifestanti, via un discreto numero di auto blu. Gli svantaggi? Non me ne viene in mente nessuno: pensiamoci!!!

OPPURE…….

oppure potremmo avere finalmente una rete di trasporti pubblici degna di una capitale; Basta con la metro A e B. Io ci voglio tutto l’alfabeto nelle viscere di Roma! Voglio poter andare da Monte Mario alla Magliana in 15 minuti; Voglio poter andare a trovare un’amica che abita sulla Cassia senza uscire di casa conciata come se stessi andando in Campeggio perché so a che ora parto ma non so a che ora arriverò; Voglio poter dire a chiunque mi chiami al telefono “sto arrivando”! Unico svantaggio? Beh, bisognerebbe sacrificare un mare di reperti archeologici e con essi anche tutti gli appassionati di storia dell’arte che in altrimenti……..altrimenti si metterebbero a manifestare!

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NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM……..per chi sperava potesse essere femmina!

ImmagineAvete presente le dieci piaghe d’Egitto? Quelle che Dio inflisse agli egiziani prima che Mosè liberasse gli israeliti dal quel cattivone del Faraone Ramses II? Ce n’era per tutti i gusti, dalla tramutazione dell’acqua in sangue, all’invasione di zanzare (piaga che dall’Egitto si è allargata a macchia d’olio fino a raggiungere le pianure del Po’ ed ivi stabilirsi), dalla moria del bestiame fino alla morte dei primogeniti maschi. Comunque, secondo la Bibbia Dio inflisse al popolo d’Egitto ed al suo Faraone queste terribili piaghe affinché comprendessero la sua onnipotenza e lasciasse libero il suo popolo.

Ora, partiamo da un assunto di base: secondo me la Chiesa (sostantivo femminile singolare) ha sempre avuto troppi uomini (sostantivo maschile plurale) ad affollarla; Dio è un uomo (il Padre), Gesù è uomo (il Figlio), i profeti – tutti (!!!) – sono uomini, i preti sono uomini, il Papa , manco a dirlo, è un uomo, le guardie del Papa sono uomini (e svizzeri, doppia discriminante!) e anche gli evangelisti sono uomini, come pure tutti e dodici gli apostoli. Insomma, c’è testosterone ovunque! Non fraintendetemi, non vorrei sembrare presuntuosa, ma secondo me una donna qui e là sarebbe stata quantomeno utilissima all’Altissimo, non fosse altro per risparmiare un po’ di energie; anzi, a lasciarle un po’ di spazio di manovra, secondo me avrebbe preso l’iniziativa, e gli avrebbe dato due dritte come si deve. Eh si, perché è innegabile, noi donne siamo pratiche, risolute e veloci, tutti attributi in cui il genere maschile è un po’ scarsino. Prendete le dieci piaghe d’Egitto e immaginiamo la scena. Dio dice alla sua Consigliera: “ Donna, non sai quale problema mi attanaglia! Questo Faraone è proprio cocciuto! Avevo pensato di mandargli una decina di piaghe terribilissime per farlo desistere, tu cosa ne pensi?”. Lei cosa avrebbe risposto? Secondo me, sarebbe andata più o meno così:  “ Dieci piaghe? Ma che siamo matti? Aò, ma io c’ho da fà, c’ho da spiccià, mica posso stare qui ad aspettare che un faraone qualsiasi se convinca che il maschio alfa chiaramente non è lui! C’ho ‘na casa da mandare avanti, i bambini da andare a prendere a scuola, la spesa da fare,  la cena da preparare, il bucato da stirare e  la ceretta tra un’ora che c’ho un inguine che non si commenta! Senza contare che sto ancora facendo l’inventario degli animali dell’arca, che Noè s’è perso il foglio presenze, mannaggia a lui! Aò, il prossimo castigo all’umanità lo mandiamo per tramite di uno più giovane per cortesia, che poi sono io a diventare matta, non tu!..….NO, NO, NO, qui tocca trovà  ‘na piaga più immediata e persuasiva; Anche perché di tramutare l’acqua in sangue non se parla, che mi macchia tutti panni e non mi hanno ancora inventato il bio spray, la moria del bestiame è un peccato, che con quello che costa la carne al giorno d’oggi non si butta via niente e la morte dei primogeniti maschi è fuori discussione, che con tutta la fatica che si fa a farli o ti rimangi quello che hai detto e cancelliamo il rigo  <Tu partorirai con dolore>, o altrimenti non se ne parla”. E lui, indeciso se cancellare invece un altro rigo dalla Genesi, quello della creazione di Eva, ribatte titubante: “ scusa donna, ma quindi tu cosa consigli?”. “ Ahhhhhh, ma io che ne so?? Chi è l’Altissimo qui? Ma che, devo sempre fare tutto io in questo mondo?”  chiosa lei,  sbattendo le porte del paradiso alle sue spalle!

Insomma, noi siamo così, è tutto un sottile gioco di ruoli ed equilibrio; tuttavia, rimango convinta che una donna a capo della Chiesa (e non solo) potrebbe fare bene! Per carità, a noi piace anche Papa Francesco; anzi, chissà che la sua parsimonia non sia contagiosa; però una donna potrebbe essere una bella sorpresa; io – ad esempio –  già mi immagino anche le sue prime parole dal balconcino di Piazza San Pietro: “non temete uomini, se sbalierete vi corigerò!”. Ehhhh già, sapete non è colpa nostra…è che ci disegnano così! 😉

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